immemoria

usando la memoria fino a dove serve, dimenticando se non serve

Eccomi

Utente: recel
il libro che non ho letto, la canzone che ho ascoltato troppo, l'ovatta in cui sogno di trovare riposo, gli odori che reinnescano sensazioni inesplose. o soltanto l'alba di una buona giornata.

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sabato, 02 settembre 2006
immemoria (mia)

le lacrime scendono composte lungo piani inclinati, per convergere alfine nel recipiente sottostante. il sole che a sprazzi vince le nuvole, mentre rifletto nel catino i miei sporadici sorrisi, aiuta il contenuto ad evaporare a dosi minimali. / da tempo i sorrisi non trovano la via d'uscita: il liquido nel catino comincia a traboccare, ridondante. solo lacrime, insomma.

ritorno qui, come un'abitudine inquieta cui non trovo la forza di rinunciare. eppure il passato che mi accoglie ad ogni apertura di pagina è una ferita che non smette di sanguinare, copiosa. ed il futuro è una porta blindata per la quale non esiste chiave d'accesso. / mi fa male ammettere che anche questo mezzo, insieme ad innumerevoli altri, alla fine si è risolto nell'ennesimo inutile tentativo di richiamare la sua attenzione, di far nascere nel suo cuore sentimenti impossibili al mio indirizzo; nell'ennesimo altarino per l'oggetto del mio amore sconquassato.

non so quanto senso avrebbe ora tornare ad affondare il coltello qui, presenza a frequenza variabile ma costante. / non so per quanto ancora avrà senso non tornare.

chiudere, scappare.

meditare di tornare un giorno. altrove.

un anno, sette mesi, diciannove giorni e qualche ora.

e tutto il bene che vi ho voluto.

  

Postato da: recel a 19:56 | link | commenti (13) |

martedì, 22 agosto 2006
in the mood for love

"di ciò che siamo stati cosa potrà restare."

la fotografia che ho appena appeso nell'angolo più riposto del mio cuore/libreria, e tutto ciò che in quella fotografia non starà mai.

un messaggio che percorre un emisfero e si staglia nitido tra gli effluvi alcolici di una notte tropicale, instillandomi l'ansia di ritornare, e desiderare altro da lui.

i suoni familiari che non ho udito per tanto tempo, e quelli sconosciuti fino a un mese fa, che si trovano ora uniti nella mia ricerca affannosa di una pausa della mente.

il film che amo sfacciatamente; e gli occhi che non riescono a vincere il sonno del lungo viaggio, chiudendo anticipatamente la visione.

- poi mi sono svegliata
e per lunghi secondi atrofizzati non sono riuscita a formulare neppure una bozza di pensiero.
potevo essere chiunque e ovunque, e niente sarebbe importato più.
che sciocco riprendere a pensare per chiedersi cosa potrà restare.

ma era prima che ciò che non cambierà mai tornasse a battere al centro del petto. meno di dodici ore dopo.

Postato da: recel a 21:39 | link | commenti (2) |

domenica, 30 luglio 2006

la vita è ciò che ti accade mentre attendi che l'uomo della tua vita sposi la sua fidanzata

Postato da: recel a 09:01 | link | commenti (9) |

martedì, 27 giugno 2006

ain't no sunshine when she's gone.
it's not warm when she's away.
ain't no sunshine when she's gone
and she's always gone too long anytime she goes away.

wonder this time where she's gone,
wonder if she's gone to stay
ain't no sunshine when she's gone
and this house just ain't no home anytime she goes away.

[ma tu non me la dai più a bere. bevo da sola.]

Postato da: recel a 18:47 | link | commenti (5) |

mercoledì, 21 giugno 2006
ortsom li

che, poi, quel tuo amico di sempre ti scrive affettuoso, nell'ultimo messaggio prima di cena, di non farti mangiare dal lavoro. chè si vive una volta sola. non rispondi: che, senza quello strabordante lavoro, che persino ricuce indolore gli strappi di una settimana di vacanza, saresti già riuscita a farti mangiare dal mostro che hai dentro. hai imparato a non guardarlo con gli occhi della coscienza, ma a tenerlo nell'impossibile 'a bada' di un qualcosa che cresce, senza salvezza e senza sosta, lasciando il vuoto desolante intorno.

che questo lavoro ha il rovescio vantaggioso di farti viaggiare molto, lasciandoti spazi sufficienti per pensare. talvolta, insieme ai chilometri, provi a macinare bilanci positivi. giorni fa pensavi con amara fierezza a ciò che ti illudi di avere imparato dai trent'anni in poi. pensavi, per esempio, a come hai imparato ad accettare, di più, ad amare il tuo corpo per ciò che è. a sostenere gli sguardi insistenti di chi pensa di saltare alle conclusioni sommando il tuo stato civile alla tua data di nascita. a sorridere da sfinge quando ti dicono 'noi ci conosciamo! ma come, non ricordi?' e tu proprio non rammenti, ben conscia degli effetti tabula rasa sulla tua memoria di certi sentimenti dirompenti. 

che questo lavoro ha il più schifoso possibile rovescio di farti viaggiare molto. che allora capita che un profumo mai dimenticato - che fosse il rosso pomodoro mischiato al verde basilico, sullo sfondo di un balcone proteso verso l'azzurro? - bussi con maleducata insistenza alle tue narici indolenti. ed è come non aver mai vinto niente. 

che la disperazione no, quella non ti eri mai chiesta, dai trent'anni in poi, meno che mai prima, come avresti potuto imparare a fronteggiarla. che quando la senti cominciare a scuoterti dalle spalle e giù giù, fino a farti tremare sui punti d'appoggio a questa terra bollente, sai solo chiederti come faccia, il tuo corpo, a riprodurne così tanta, come una fucina inarrestabile, e come veloce... e tu sai che sarà solo peggio, più andrai avanti. e allora ogni bilancio positivo vola via, ogni sospiro di sollievo soddisfatto si dilegua per il prossimo per sempre.

che hai già capito dove questa disperazione potrebbe portarti, nel susseguirsi dei minuti di pensiero-lima che sommati fanno la tua vita. che hai già sfiorato troppe volte con la mente l'idea. e sarebbe l'ennesima sciocchezza impacchettata di carta bambina. 
tu sei impreparata ad affrontare il dolore. tu eri impreparata a configurarti l'idea quando era ancora tempo. ora non importa più: i contorni si dissolvono. non conta altro. provi un piacere, per adesso appena percettibile, ma che pregusti crescente, a immaginarti davanti alla bocca del mostro. a pensare a quando il pranzo sarà servito.  

non potrà che andare meglio.   

Postato da: recel a 20:41 | link | commenti (2) |

venerdì, 09 giugno 2006

stanotte io e te ci siamo incontrati. era da un po', nemmeno troppo, che non accadeva. ma stavolta era desueta l'ambientazione: io e te sul divano di un'improbabile casa tua, in un contesto familiare ancora più improbabile. una sorella mai esistita, proprio per questo così affettuosa con me. una madre che non c'è più, con uno sguardo più da mamma che da suocera, o cos'altro. del babbo, unica possibile presenza vera, nessuna traccia.

ma soprattutto c'eri tu, con quel viso aperto che a tratti so ben ricordare, e che così spesso ti è appartenuto prima della fine delle relazioni diplomatiche; il tuo sorriso preannunciato dagli occhi, e quel tuo modo canzonatorio di stringere le labbra, che hai saputo lasciarmi in eredità pur in un lasso di tempo così breve. dopo un sacco di altri inutili discorsi, nel sogno trovavo la forza di dirti che ho capito: che c'è una strada, esplorata insieme, che credo mi abbia condotta sino all'apice, al meglio, all'incomparabile. di ciò dovrò esserti grata per sempre.

anche se un giorno amerò come mai ho amato te, anche se un giorno proverò a dimenticare chi oggi so di amare più della mia stessa vita, con nessuno dei tesori nascosti nello scrigno del mio cuore saprò ripetere l'irripetibile nostro.
tu mi hai guardato, nel solo modo che allora sapeva darmi la pace; mi hai detto di averlo sempre saputo.
e che era, ancora una volta, questione di tempo. ancora una volta, questione di maledetto tempo.

[a e.,
certa che nel frattempo avrà perso la strada per ritornare qui. e mai saprà.]

 

Postato da: recel a 15:26 | link | commenti (2) |

mercoledì, 07 giugno 2006
5minuti5

"questa carne è tutto ciò che ho da offrire, fare il gioco con
questa testa qui e ora, e quello che vien dietro, la mia mossa
mentre strisciamo sopra questo a-bordo, proseguendo sempre

(si spera) fra le righe"

d.d.p.

[la mia schiena si è dimenticata di serbare una funzione, in queste prove tecniche di tirare a campare. o forse i suoi capricci dilanianti servono a ricordare: non c'è posizione che valga qualcosa. se non questo soffrire a t.i. - frapposto ai 5' in cui resisto seduta davanti al monitor]

Postato da: recel a 15:49 | link | commenti |

martedì, 30 maggio 2006

una settimana fa

Postato da: recel a 15:01 | link | commenti |

domenica, 28 maggio 2006

mio cugino a. è il fratello che le figlie uniche non hanno. ed io sono per lui la sorella che i figli unici non hanno. non parliamo molto, noi due. abbiamo quella empatia silenziosa che passa dagli occhi, dando per sottinteso ciò che il cuore sa, sin dai tempi della sua gelosia bambina, dei miei capricci da cugina più piccola, delle diverse strade di studio, lavoro e vita e di certe piccole invidie che in altri, nei grandi, hanno suscitato, fuorchè in noi.

talvolta, scherzando, ci scambiamo pareri impossibili sulle nostre pur così diverse ipocondrie. d'altro non parliamo. da quando il suo secondo testimone di nozze - e mio indimenticato primo amore - mi lasciò con meno di due parole e una porta sbattuta in faccia la bellezza di undici anni fa, abbiamo stilato il tacito patto di non dire niente.
forse perchè in ogni mia parola potrebbe annidarsi una velatura d'invidia per l'amore grande che lo lega a colei che da sempre è la
 donna della sua vita. o un impercettibile sbandamento nel legame fortissimo che ho stretto col suo magnifico bambino.
forse perchè in ogni sua domanda sul dove vado, chi vedo, cosa faccio potrebbe nascondersi, inconscio, l'interrogativo su cosa aspetti a ricominciare sul serio.

oggi, per esempio, è scappata una magia di non detto.
c'era una verde terrazza addobbata di palloncini e affacciata sulla città. c'erano tavoli ricolmi di ogni bendidio da mangiare e bere. c'erano le bomboniere bianche e blu della comunione. c'era questa donna che ha dimenticato come muoversi, chiusa in un tailleur di seta lucida che le donava sin troppo. c'era una lacrima, discesa nella diaspora di freni inibitori alla lettura di un abbraccio-sms di una carissima persona.

in quell'istante preciso, dall'altro lato del giardino c'era il suo sguardo senza parole. quelle parole dicevano: dov'è finita mia cugina r.?

 non so se i miei occhi abbiano saputo rispondergli che non tornerà mai più.

Postato da: recel a 21:14 | link | commenti (1) |

giovedì, 25 maggio 2006
è la vita ed è ora che cresci

nella tardissima pausa caffè del nostro ufficio, entriamo nel bar inaugurato di fresco. d. allunga una mano verso l'effetto sassolini-prigionieri-nel-vetro del bancone ed esclama "che carino!". nella voce l'accento de latina, nel viso quell'espressione che ho imparato a riconoscere, solo perchè vi rivedo me tra otto anni: stessa sindrome di peter pan mai guarita, stessi palliativi contro una solitudine cercata, forse meno kg addosso e più cura di me.

che mi sento sporca dentro, di quello sporco che nessuna doccia potrà togliere, non ho forza di dirlo a nessuno, perchè non ho voglia di piangere altro. la mia amica a. da giorni si merita una mail che non trovo il "coraggio" di scrivere. altre amiche, qua, si aspettano che il sorriso stampato sulla faccia dalla metà pomeriggio di ieri si tramuti in parole: versante uno / versante due, che importa. terza via, forse.

oggi ho ricevuto l'invito al matrimonio della mia vecchissima amica s.: domenica 3 settembre. dopo aver cominciato a tremare senza capire, l'inconscio o cos'altro sta annidato dentro me ne ha chiarito la matrice. quel giorno - ma potrebbe essere anche uno così vicino a quell'altro da far venire i brividi... - indosserò l'abito più bello che abbia mai indossato. e berrò tanto quanto non ho mai fatto, meno che mai ad un matrimonio chic quale si preannuncia il suo.

è anche per questo motivo che tengo stretto tra le mani il biglietto da visita di un medico che mi è stato vividamente consigliato. perchè è bravo, intendiamoci, non perchè possa aiutarmi sul serio. solo perchè non mi va più di formulare tra me e me lo sforzo mentale di farcela: ogni giorno che passa, che è un giorno in più da due notti fa, un giorno in meno dalla fine dei balli.

Postato da: recel a 14:53 | link | commenti (3) |