usando la memoria fino a dove serve, dimenticando se non serve
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il libro che non ho letto,
la canzone che ho ascoltato troppo,
l'ovatta in cui sogno di trovare riposo,
gli odori che reinnescano sensazioni inesplose.
o soltanto l'alba di una buona giornata.
A.d.I
Abteilung
Aleander
Alpan
Anto13nella
Astrokudra
Avreivoluto
Azi
Bera
Diamonds
Elisnelpaese
Gicappa
Hobbs
Ilfastidio
Iperio
Iso9660
Ispira2005
LadyK
Lise
Litrillo
Lolitina
Macrame
Malco
Misi
Montypablo
Mrka
Quoyle
Razgul
RospoVerde
Rupert
Sand
Smokestar
Stella
SteLo
TradeMark
Treball
Trinity
Upi
Villino
Yorke
Zoestyle
_Icio
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accade spesso che io la adotti, ma sempre inconsapevolmente, sempre senza un piano preordinato. inizio a spostare degli oggetti - gli stessi di sempre, più qualche rara aggiunta cui devo trovare collocazione - tra quelli che ho nella mia minuscola casa. quelli sopra la libreria, o quelli sul tavolino basso, o il centrotavola, o i mucchi di libri. perchè essi - tutti - celano segreti che solo il movimento impercettibile, amorevolmente guidato, riesce a svelare. senza pensarlo, è come se mi attendessi da loro una risposta. come se ricollegassi al mio agire sulle superfici una preghiera: cambiare uno sfondo, un punto di vista, una prospettiva.
e talvolta il miracolo accade. raramente, certo, ma quando accade ha una forza straordinaria. le cose che avevo sempre avuto con me, a confortarmi nelle quattro mura della mia esistenza, parlano. come se le avessi sempre guardate, ma mai le avessi viste, riescono a dirmi qual è la nuova, giusta, direzione. in quell'istante sembra che la rotta tracciata dagli oggetti sia in grado di tracciare la rotta del mio tempo a venire. rimirandoli, con lo sguardo sorpreso, quasi sentendomi colpevole per la mia trascuratezza precedente, traggo conforto per il futuro. è così che loro debbono stare. ed io devo imparare da loro.
lo so che in fondo è solo un'illusione. che la verità è un'altra: vale a dire, il mio umore influenza il mio guardare alle cose; il mio punto di vista, mutato altrove e altrimenti, cambia colore, forma, luce degli oggetti, coinvolgendoli nel mio progetto di rinnovamento. ma mi piace pensare che il merito sia loro. almeno, finchè la mia mente resterà attaccata al pensiero del piccolo miracolo domestico consumatosi, anche il più banale, insignificante, ripetitivo gesto quotidiano avrà un sapore più dolce, un profumo accattivante.
Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.
- buon finesettimana -
ancora piazza della stazione, ancora ore 7.01, ancora 0°. il cielo è velato, non sereno promettente; la tramontana è calata, adesso soffia più subdolamente. ancora, se piove nevica, ma forse non fa una gran bufera.
"chè perder tempo a chi più sa più spiace"
(Dante, Purgatorio, III, 78)
questo frammento me lo sono copiato, l'ho evidenziato in giallo e l'ho attaccato in ufficio, nella bacheca alle mie spalle. serve a ricordarmi che questo 'senso del dovere' non può che farmi bene. e che in fondo io saprei bene come divertirmi, se solo ne avessi il tempo. ma non ne ho. e questo aggira il problema. tuttavia, resta un buon monito per aiutarmi a non fermarmi, a stare a galla tra le valanghine di cose da fare. sì, insomma, per sopravvivere a questo purgatorio.
chè ormai la giornata di lavoro volge al termine. e per domani prometto solennemente a me stessa di essere ancora più futile di quanto la natura non mi abbia già concesso.

perchè, c'è bisogno di un giorno speciale per ricordare?
(ma stasera la tv ci regala un bel film - "Il pianista". e coi palinsensti che corrono, non è poca cosa. )
Vi è una certa inclinazione di luce,
i pomeriggi d'inverno -
che opprime, come il peso
di musiche di cattedrale -
Una ferita celeste, ci apporta -
non ne troviamo cicatrice,
ma un'interna differenza,
dove stanno i significati -
Nessuno può insegnarla - altrui -
è il sigillo la disperazione -
un'imperiale afflizione
inviataci dall'aria -
Quando viene, il paesaggio ascolta -
le ombre - trattengono il fiato -
quando va, è come la distanza
nell'aspetto della morte -
EMILY DICKINSON
piazza della stazione, ore 7:01, temperatura 0°. se piove nevica... anzi, fa una bufera di neve, perchè nel frattempo non accenna a cessare la tramontana: quella che da da due giorni sferza le guance di fredde carezze di coscienza quando sei fuori, ti culla con armoniosi sibili resettanti tra le imposte quando sei in casa.
di ieri sera ricordo: una cena a base di 'quattrosaltiinpadella' e 'that'samore'; la cameretta completamente svuotata da una madre-moglie in fuga con prole (uno degli spettacoli più devastanti cui abbia assistito negli ultimi tempi); una bottiglia di rosso californiano scolata in due (più la birra prima e dopo) per non pensare che stiamo raschiando il fondo dei nostri trentaquattroanni; forse, da parte mia, una ubriachezza preordinata (cfr. art. 92 c.p.) ad affrontare una telefonata sincera; la telefonata più sincera - da parte mia almeno - che mi potessi attendere nell'era plastificata in cui viviamo; il minimo storico di dignità ed amor proprio, che scolora la realtà dei sentimenti finendo per sconfinare nella fissazione fine a se stessa. da lì, il passo verso la scelta dell'affrancazione è stato breve, è maturato nell'arco di 4 (troppo poche) ore di sonno, ma sta reggendo da ben 2 ore e 45 minuti circa.
attiverò il tears counter, forse. ma più che altro imparerò a ripetere a me stessa, per le migliaia di volte in cui sarà necessario nell'arco di un giorno, 'ce la faccio, ce la faccio, ce la faccio'. avrò bisogno di tanto, di più. di tutto, di tutti. ma ce la faccio, lo so.
le teste dure servono pure a qualcosa. se piove nevica, dopotutto.
me ne accorgo quando sbaglio
a cercare l'interruttore
è la parete che trema
ed io mi svuoto
al pensiero della vittoria
dell'assurdo sul quotidiano.
quando fuggo
lasciando alle spalle
l'angolo buio che mi apra
nuovi orizzonti
oltre la porta che blinda
fuori il mondo vecchio mio.
è giunta l'ora
lo stomaco... riprende a farti male. ovvio, si rifiuta di mangiare: il che potrebbe anche avere una sua ratio profonda, pensando all'alta gastronomia della mensa... poi ripensi alla domenica: la cuoca provetta che da sempre è tua madre dovrebbe dissuadere il tuo organo da siffatte forme di protesta (micatanto) civile, quanto meno al dì di festa. già! ieri avevi motivato con ben più tristi e contorte illazioni la gastrite antipranzo: lui e la sua mancanza di proposte interessanti per la giornata, tu e la tua non voglia di controproporre dopo anni che lo fai... invece: lunedì, di nuovo l'ufficio, di nuovo la noiosamente tranquillante routine... e il tuo stomaco che si mette a fare, quando mancano meno di 30' minuti all'appuntamento con gli amici-di-mensa? a protestare, con strizzoni che si ripetono ad intervalli sempre più ravvicinati... ma dillo, non ti nascondere. è che luil'altro non ha ancora risposto alla tua fantastica mail di inizio settimana, ragion per cui l'organo in questione ti sta punendo in questo modo atroce. fintantoche non imparerai ad aspettare senza subirne contraccolpi, fintantoche non diventerai leggermente menefreghista come luil'altro... il mal di stomaco sarà il prezzo da pagare. vale a dire: impara a convivere con questo mal di stomaco e fai un pensierino a testare un bel malox. perchè tu, per come stai messa, a quel 'fintantoche' non ci arriverai mai... bon appetit
"parli facile tu, comunista col cayenne!"
che, dopo cinque giorni, devo di nuovo affrontare l'idea che non ho voglia di vedere chi mi sta accanto. e che ne sono consapevole da troppo tempo ormai. / che devo fronteggiare il vuoto coatto di chi vorrei avere accanto, ma mai potrò avere. per uso consolidato, ma mai metabolizzato, per due giorni niente e-mail, sms, meno che mai telefonate notturne. 'ubi maior minor cessat' mi castigo io. / che non ci saranno le marce forzate al lavoro, che se non altro spingono lontano i pensieri malsani sulla totale amorfia del mio futuro. / che ragioni di spazio-tempo-economiaesistenziale mi impediscono di fare ciò che risponde ai miei interni desideri (culturali, voluttuari, culinari... altro?). / che dovrò abitare, per 48h senza interruzioni, nel 'natio borgo pseudo-selvaggio', nascondendomi dietro tutti gli scudi di cui la mia anima sa dotarsi per difendermi dall'ennesimo, senza scampo, mio 'sabato del villaggio'. / che, dopotutto, lunedì tornerà. ed avrò due giorni in più sulle spalle. e un altro miliardo di nodi gordiani da sgrovigliare. // si è perso nel tempo il ricordo dei finesettimana col sapore di finesettimana.
Sappi - disse ieri lasciandomi qualcuno -
sappilo che non finisce qui,
di momento in momento credici a quell'altra vita,
di costa in costa aspettala e verrà
come di là dal valico un ritorno d'estate.
Vittorio Sereni
dice che pensare positivo, stamparsi in faccia un sorriso, ringraziare il cielo (che oggi avrebbe pure velleità di essere azzurro) di avere il privilegio di essere lì a contemplarlo, con la fredda aria mattutina a stuzzicarti le narici, poi il profumo di brioche dal caffè al secondo piano a solleticarti lo stomaco vuoto, tutto questo... e il guardarsi allo specchio e trovarsi carina... questo, dice, attira le energie positive. ho dimenticato chi lo dice, però...
sarà che quando è suonata la sveglia, stamani, stavo sognando di ballare "notorious" dei duran duran con un'amica (che nel sogno era una grande amica ma io non sono riuscita a capire chi fosse). e c'erano dei maschietti che ci guardavano. e quando mai non lo fanno? peccato che non sono mai quelli da cui io voglio essere guardata... il ballo era sincopato, avvolgente, adeguato. ma notorious proprio no. pur da duraniana della prima ora, con poster di s.lebon come cartadaparati e il libro sullo sposarlo in futuro e tutto il resto... no, notorious va bene solo finchè mi ricorda l'omonimo film del grande alfred, con il mito cary e la diva ingrid... lo adoro da sempre, di più da quando ho visto le foto scattate sul set da capa...
sì, insomma, dal mio patologico perdere il filo dei discorsi dovrei trarre conclusioni drammatiche... e invece no. stamani penso positivo. e auguro buon giorno a tutti (specie al mio amico ste, perchè da una lettura di cui lui sa sto traendo incitamento a star bene. o a provarci).
ecco. arriva la dirigente... byebye
non piove, meno che mai nevica (troppo suggestivo, troppo rinfrancante del paesaggio...). è il solito grigio costante, sopra il tetto, tra lo scorcio della cupola 'più bella' (Brunelleschi dixit) ed il vertice del campanil di giotto, entrambi col loro carico di giapponesi arrampicati sopra (mica tanti, stamani, a ben guardare...). la dirimpettaia d'ufficio ha già superato la sudditanza verso la legge anti fumo... la sua finestra aperta, la sigaretta incurante... io, sola come spesso accade negli ultimi tempi qui al lavoro. consolata dal cumulo di cose da fare. dalle colonne di fascicoli ammiccanti. dalla procrastinazione del mio contratto a t.d. fino a maggio. provo a galleggiare nel vuoto di te, che cerco disperatamente di spingere nella mia mente. un attimo di sospensione, i vicini tutti in missione caffè, nessun telefono che squilla, sentire di potercela fare... sbagliato! l'avviso di ricezione messaggio di testo taglia il silenzio come una staffilata. tu, dopotutto. io non riesco a farne a meno.
are you such a dreamer
to put the world to rights?
i'll stay home forever
where two & two always make up five
radiohead
[quando il template era viola]
viola è il colore delle viole a ciocche, delle viole del pensiero, dei non-ti-scordar-di-me (o forse di questi è il lilla?).
viola è il colore precluso al teatro (e quindi d'annunzio lo imponeva alla duse), è il colore dei paramenti in quaresima.
viola è il colore degli occhi di liz, quello che hanno voluto attribuirle, non quello che è. viola è anche il colore degli occhi della mia amica t, quando pensa di rinunciare al suo castano e mette improbabili lenti colorate.
viola (non so se) è il colore del mio stato d'animo, che mi impongo sobrio, funereo quasi; ma lampi di rosso sangue vivo, fiumi di perla celeste lacrima, finanche strappi verde speranza escono fuori a intervalli regolari.
perciò sono qui. viola sarà per adesso il colore del mio blog. perchè mi fa fatica ripassarmi l'html. e questo template mi prendo.
salute, 14 gennaio 2005: sei il compleanno di un pezzo del mio cuore... non quello che batte e mi fa vivere, ma pur sempre uno che ne garantisce l'integrità.
inauguro oggi il blog anche in suo onore.