usando la memoria fino a dove serve, dimenticando se non serve
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il libro che non ho letto,
la canzone che ho ascoltato troppo,
l'ovatta in cui sogno di trovare riposo,
gli odori che reinnescano sensazioni inesplose.
o soltanto l'alba di una buona giornata.
A.d.I
Abteilung
Aleander
Alpan
Anto13nella
Astrokudra
Avreivoluto
Azi
Bera
Diamonds
Elisnelpaese
Gicappa
Hobbs
Ilfastidio
Iperio
Iso9660
Ispira2005
LadyK
Lise
Litrillo
Lolitina
Macrame
Malco
Misi
Montypablo
Mrka
Quoyle
Razgul
RospoVerde
Rupert
Sand
Smokestar
Stella
SteLo
TradeMark
Treball
Trinity
Upi
Villino
Yorke
Zoestyle
_Icio
visitato *loading* volte
Quando mi parli al telefono
e mi s'aprono
d'incanto i paradisi
della vocalità -
gli accordi
e i tocchi d'arpa
soffici
appena subsquillanti
di quella voce dai precordi sono
tuoi, sì, ma intanto
è il calmo pelago
della muliebrità
che entra
festosamente ruscellando
nel mattino della stanza
e mi dilava da me,
si porta via la mia nascita,
mi cancella dalla mia morte
lasciandomi sospeso...
è o non è
chi? me stesso
ed il mio ascolto - le dicono da tempo
i suoi interlocutori
uomini o angeli.
Mario Luzi
Certe cose che senti nell’aria
non le devi nascondere
le conosci a memoria
ma non puoi condividerle,
se stai cercando il tuo viaggio
in un posto lontano, più libero...
Oltre i muri che vedi andando avanti
fra i discorsi invidiosi e arroganti,
le cose che senti nel cuore
non rinnegarle mai
sono fragili ma possiamo difenderle
se voleranno in alto i nostri pensieri
più limpidi.
Aiutami a ritrovare l’interesse
per le piccole cose
che sono alla base di tutte le promesse
del futuro che cresce,
perché sono le sfumature
a dare vita ai colori
e a farci tornare in mente
le cose più pure
dei giorni migliori.
Non ci sono percorsi più brevi da cercare
c’è la strada in cui credi
e il coraggio di andare.
(f.z.)
buon lunedì mattina, anche se sembra così dura...
sarà l'aria del weekend, sarà il sole che mi scalda attraverso il vetro, sarà non so cosa altro, ma auguro a tutti un fantastico 'bigger splash'!

questo è il 'felice' risultato che, dopo una sbirciatina su http://www.perturbamento.splinder.com/, ho ottenuto facendo un certo test. maddai, io non credo ai test, non ci ho mai creduto...
il link, per chi volesse provare a fare altrettanto, è:
http://www.bbspot.com/News/2004/10/extension_quiz.php.
good luck!
la neve, di notte. c'è bisogno di poco altro. è attutito il passaggio di rare auto, nel buio lontano spezzato da sprazzi di luce. attutito anche l'eco di suoni domestici dalle case vicine: rimbalza nell'aria di ovatta prima di affondare soffice nelle orecchie. la neve attutisce anche il freddo che sta dentro le ossa: il piumone aumenta di peso e calore sopra di me, come suffragato nel compito dalla coltre in crescendo dei cristalli ghiacciati. questo è dormire, affidare finalmente le membra e l'anima al riposo necessario.
allora accade davvero. la neve, di notte, compie il miracolo: annulla rumori, pensieri, odori, sensazioni.
ma non abbastanza. potrebbe, per me? sento un pensiero disperato che mi chiama, in un sibilo, in una fitta al petto, in uno strappo di coscienza. di nuovo il male che ho fatto, sto facendo, farò: affiora senza fatica, già galleggia sopra il manto nevoso. e non mi fa più dormire.
può un sms delle 02:06 rovinarmi l'incanto della neve notturna? da cosa mi aspetto la magia, oramai?
premessa doverosa: questo non è un post contro i biondi e/o le bionde, io pure ho fatto parte (e ne rifarò senz'altro parte, in futuro) della categoria, per svariati, distanti tra loro, sprazzi della mia esistenza. la ratio del post trascende la biondosità.
sul treno della mattina, a tre fermate da smn, sale quasi quotidianamente un nugolo di bionde. appartengono al genere 'bionde ad ogni costo', oppure 'bionde è meglio', che mi sembra non faccia differenza. vale a dire bionde a prescindere dall'agguato costante di una più che nera ricrescita, non adeguatamente gestita con un ragionato calendario di visite dal parrucchiere; bionde a prescindere dall'evidenza di avere tratti ultra mediterranei che meglio si sposano (troppo meglio) con una capigliatura corvina. o comunque che attiri meno l'attenzione su certi lineamenti.
queste tre/quattro bionde nell'arco di pochi chilometri organizzano sul treno un pollaio. va abbastanza bene (nei limiti di tolleranza acustica) fino alla fermata successiva, ma già dalla seguente non trattengono più le emissioni vocali: chiacchiere su tutto e, soprattutto, tutti... nome e cognome, indirizzo, finanche conto in banca dell'oggetto del pettegolezzo. il pollaio raggiunge picchi sonori inenarrabili nell'ultimo tratto ferrato, ove, si badi bene, la potenza in decibel è direttamente proporzionale alla presenza di uno, due o più malcapitati colleghi maschi.
il massimo lo si è raggiunto stamani, quando, all'attacco di gossip sferrato dalla bionda più fluente (oltre che attempata), una delle altre, incapace di focalizzare l'immagine della vittima, le ha chiesto: ma chi, quella bionda? aggiungendo poi: bionda per modo di dire...
della serie: specchi coperti a casa... o vista selettiva...
ma non finisce qui, per fortuna. l'espiazione del genere 'biondo' è dietro l'angolo, anzi due seggiolini più avanti. un uomo biondo (e dire che se ne vedono pochi, qui) di mezza età spicca d'aspetto per quel luogo e quell'ora: lineamenti regolari, espressione rilassata, quel giusto accenno di rughe; completo grigio e camicia a righe celesti con fazzoletto intonato nel taschino, indossati con nonchalance sotto un giaccone imbottito con martingala trapuntata (ma cosa sto scrivendo?). quel tipo lì, salito qualche fermata prima del pollaio, ha quell'eleganza che cattura chi ha intorno. quel tipo lì sorride sotto i baffi (che non ha, però... se li avesse sarebbero biondi) alle battute fuori luogo del pollaio. quel tipo lì, quando si alza alla fermata precedente smn, saluta noi vicini di seduta.
quel tipo lì mi ha già riconciliato con la categoria dei biondi. (anche se l'età apparente qualche dubbio sulla totale genuinità del colore me l'ha lasciata...)
cosa è meglio, amare o essere amati? nessuno dei due se il vostro tasso di colesterolo è più di seicento. l'amore a cui mi riferisco è, naturalmente, l'amore romantico - l'amore tra uomo e donna, piuttosto che quello tra donna e bambino, o tra un bambino e il suo cane, o tra due camerieri di tavola calda.
la cosa meravigliosa è che quando si è innamorati si ha voglia di cantare. ma bisogna resistere a tutti i costi e bisogna stare attenti che il maschio innamorato non 'dica' le parole delle canzonette. indubbiamente l'essere amati è diverso dall'essere ammirati poichè si può ammirare qualcuno da lontano ma per amare qualcuno è essenziale essere nella stessa stanza, almeno accovacciati dietro la tenda.
allora, per essere un amante veramente in gamba si deve essere forte oppure tenero. quanto forte? immagino che dovrebbe bastare riuscire a sollevare un peso di venticinque chili. tenete anche presente che per l'amante, l'amata è sempre la cosa più bella del mondo, anche se un estraneo non la distinguerebbe da un bidone di spazzatura. la bellezza sta nell'occhio di chi guarda. e se chi guarda ha la vista difettosa può chiedere alla persona più vicina quali sono le ragazze più carine (in verità le più carine sono quasi sempre le più noiose ed è per questo che molta gente non crede in Dio).
'i piaceri d'amore non durano che un attimo', cantò il trovatore, 'ma il dolore d'amore dura un'eternità'. questa avrebbe potuto essere quasi una canzone di successo ma la melodia assomigliava troppo a 'yankee doodle dandy'.
Woody Allen [oggi, chissà perchè...]
'ok computer' va bene la mattina, sul treno zeppo delle 07:07, perchè mi dà la giusta spinta iniziale, senza azzerare quella dimensione di spleen che vi riconnetto insanabilmente.
ma il pomeriggio, sul fiacco taf dell 16:34, vorrei qualcosa di più morbido, fluente... il satie delle gymnopedies? sì, oggi vorrei proprio lui.
devo imparare a portarmi due cd.
devo imparare a prepararmi la colonna sonora la sera prima. come faccio con gli abbinamenti scarpe-borsa, underwear-overwear, tovaglietta all'americana per la colazione e le mie sei mug a rotazione (anzi, forse sono 5 + 1 da restituire).
Sì, sì d'inverno è meglio
la donna è tutta più segreta è sola
tutta più morbida e pelosa
e bianca, afghana
algebrica e pensosa
.........
dolce e squisita è tutta un'altra cosa
e chi vuol andare in gita
non sa, non sa, non sa.
Quando la neve attenua
ogni rumore e in strada gli autocarri
non hanno più motore
è questo il tempo di
lasciarsi sprofondare
..........
nel medioevo delle sue frasi amare
-dice- non vuol peccare
però, si sa, lo fa...
.....
Sto trafficando, beato me, sotto un fruscìo di taffetà
e mi domando in fondo se mentre lei splende sul sofà
d'inverno, d'inverno, non sia anche più intelligente...
Sì, sì d'inverno è meglio
dopo è più facile dormire andare
oltre i pensieri con un libro di Lucrezio
aperto fra le dita
............
così è la vita fra una vestaglia e un mare
e chi vuol andare in gita
non sa, non sa, non sa....
stamani mi lascio omaggiare dal grande Paolo Conte.
l'immagine è quella che è, ma l'opera - Giovanni Frangi, 'Noi alle Parquerolle' - vale. come questo lunedì che adesso, dopo un principio di neve, ci regala sole. e mi fa pensare a quando questa immagine mi faceva da sfondo sul vecchio pc, e al mio amico che può pregiarsi di una sua opera in casa, e a come ha ragione a non dire ma pensare che ci sono distanze incolmabili. a come ho fretta di andare a bermi un caffè per poi fare una cosa cui sono proprio tanto 'affezionata'.
sì, insomma, alle 8.30 si è messo a nevicare serio pure qui. che se cominciava un'oretta prima magari rimediavo un giorno inatteso di ferie. invece no. l'unica eventualità - non rosea - è ritardare il ritorno a casa.
ma almeno resisto - e sono quasi le 9:00 - in perfetta solitudine. non c'è la mia collega preferita c., letterale dirimpettaia di scrivania. non c'è nemmeno la semi-sconosciuta s., che io ho amabilmente sostituito sino a lunedì scorso per la sua seconda gravidanza e che adesso mi guarda in cagnesco rivestito di velluto blu perchè non mi hanno ancora cacciata via. ma ho colpa io se il mio contratto a t.d. era a sei mesi? ho colpa io se il gerente del personale ha deciso di farmi rimanere in questo ufficio, con i connessi problemi di sovrappopolazione dello spazio già scarno? ho colpa io se adesso sono l'unica di questa ala del palazzo con il monitor lc e col sirio di ultima generazione?
eh beh, ma siamo pur sempre donne. per cui la mia laurea in giurisprudenza è già stata tacciata giorni fa dalla suddetta s. come una laurea che non consente flessibilità mentale: ancora lì, siamo, a giudicare lo spessore di una persona dal titolo di studio?
per tacere dei commenti di qualcuna sulla mia permanenza in questo ufficio, addossata a motivi di 'evidente simpatia personale' del suddetto gerente nei miei confronti. ma chi lo conosce? lo avrò visto due volte max lungo i corridoi, a mensa... e poi? nessun agganciamento politico, neppure alla distanza, cui io possa addebitare (o accreditare) la mia posizione attuale. solo una fissazione della dirigente per i miei cappelli ed i miei foulard. ma non si va più in là. perciò cosa diamine volete da me?
che nevichi, nevichi bene. così rimango sola il più a lungo possibile. con la speranza che affondi nel bianco questa congerie di luoghi comuni duri a morire.
la poesia di cui sotto è un doveroso omaggio al mio ex compagno di liceo che mi ha fatto scoprire l'universo blog. cercando in rete del materiale su di lui (poeta e critico, lo vidi definito leggendo non so più dove...), trovai anche l'home page del suo blog. carino, anche se non tra i più belli, che ho incontrato solo dopo, ma sentito, vissuto (pure troppo, per come è andata a finire). con l'elenco a fianco dei libri letti ed in lettura, la musica in ascolto, i film visti e da lui giudicati... la foto di quando era bambino.
ogni tanto un resoconto lucido di letture e di reading poetici, talaltra una recensione o rilettura critica da pubblicare o già pubblicata. meno spesso, tracce di vita vissuta al di fuori dell'essere ciò che si vuole mostrare di essere: erano gli spunti che preferivo, che scelsi talora di commentare senza rivelargli che ero io. poi un giorno la decisione di chiuderla col blog, ufficialmente perchè i suoi nuovi impegni professionali non si conciliavano bene con una dignitosa tenuta dello stesso, officiosamente - di nuovo tracce di vita vissuta - perchè non aveva retto lo scontro con un critico (pure lui!) blogger di lunghissima data, quasi una celebrità tra gli addetti - si dice, che ne so io... -, che aveva fatto quattro bocconi di un suo inquadramento critico (ancora!) di un poeta vivente e sconosciuto ai più (a me , almeno).
uno degli ultimi giorni postò questa meravigliosa poesia di - scusate se è poco - derek walkott. mi è rimasta impressa dentro, mi dà coraggio di accettare i miei sbalzi, le mie strette di cuore.
ed oggi mi serve ad affrontare con calma la smania che mi assale a momenti: quella di non essere all'altezza, di non riuscire a tener dietro a sufficienza ai link, ai commenti, alla mia voglia di postare...
ma che importa? lui ha chiuso perchè hanno criticato le su critiche. potrò io chiudere perchè non criticano le mie non-critiche? figurarsi...
è solo che sto scrivendo veloce in attesa dell'imminente arrivo delle mie colleghe curiose. sempre a sbirciare cosa faccio... con la scusa di vedere come funziona il mio ultra-nuovo schermo piatto. e se me lo merito davvero...
ma questa, dopo tutto, è un'altra storia...
Il pugno stretto intorno al mio cuore
si allenta un poco, e io boccheggio
lucidità, ma già preme
di nuovo. Quando mai non ho amato
la pena d'amore? Ma questa si è commossa
oltre l'amore fino alla mania. Questa
ha la stretta solida del folle, questa
sta impugnando l'orlo dell'irrazionale, prima
di inabissarsi urlando.
Stringi duro allora, cuore. Così almeno vivi.
Derek Walcott
incubo in avvicinamento: il weekend che sta per iniziare. i motivi, però, sono inversi a quelli di qualche settimana fa.
allora, l'incubo era il grigio della noia, la monotona ripetitività senza via d'uscita di un rapporto agli sgoccioli.
adesso che la strada dell'affrancazione è decisamente imboccata, l'incubo ha le buie sembianze della solitudine, è lo spettro di un vuoto forzato. che non è l'assenza di amicizie, cose-da-fare, modi di ingannare il tempo... che non si possono non trovare. no, lo spettro di cui parlo è quello che proietta la sua ombra (ma gli spettri hanno ombra, poi?) sul lungo periodo, sulle domande di un futuro ancora senza risposta.
ma forse è da quell'ancora che devo ripartire: il futuro di adesso non ha perso le risposte certe che aveva. era anche prima una nebulosa indefinita. semmai erano certe mie aspettative che gli infondevano forma, colore e profumo desiderati. ma esso non li aveva comunque.
in fondo cosa è cambiato in me? sono più ricca - o più povera, non so - di un'esperienza che mi ha segnato: ho trasgredito ad una promessa fatta tanto tempo fa, dopo aver ricevuto un dolore immenso. 'io non sarò in grado di fare altrettanto, io non farò mai quello che lui adesso mi ha fatto' mi dissi.
non era vero: l'ho fatto. con tutta l'inesperienza ed inadeguatezza che mi caratterizzano su determinati versanti, sono stata capace di ferire. fare tanto male. affondare.
forse è per questo che lo spettro di cui sopra mi fa infinitamente paura.
protect me from what i want
[secondo venerdì da placebo girl, evvai...]
per ieri mi è bastata: l'immagine della giornalista de 'il manifesto' giuliana sgrena, con le mani giunte al petto, mentre si rivolge - vogliamo dire implora, senza cadere nell'accezione errata del verbo? - al compagno pier.
ci sono lacrime che mi passano da una parte all'altra del petto. anche se sono fatte della stessa sostanza salina di mille altre, che incontriamo quotidianamente.
e queste lacrime rare mi si incrostano addosso peggio di calcare, facendomi pentire per un bel pezzo del mio essere così piccola e insulsa da non tenere sempre a mente questo agio gratuito che mi è stato assegnato a monte, questo mio fortunato 'stare sicura nella mia tiepida casa'.
forse quell'immagine mi basta anche per oggi.
but i won't cry for yesterday
there's an ordinary world
somehow i have to find
and as i try to make my way
to the ordinary world
i will learn to survive
se ci si concentra solo sulle parole, senza pensare alle meches di chi canta la canzone o al background anni ottanta del gruppo, magari si riesce a capire perchè è da stanotte che me la canto. e perchè stamani, pur volendo più di ogni altra cosa poltrire a larva sotto ettogrammi di piumone, ho infine scelto di uscire incontro ad un altro giorno normale.
stamani il mio cuore sente inoltre di dover ringraziare per ogni minuto in più di 'sopravvivenza' l'amico ventennale a., per i suoi sms sempre molto lungimiranti e che mi ricordano vagamente qualcuno - ma è meglio che non mi chieda più di tanto chi. e l'amico (ci terrei, se non lo è già, che lo diventasse) s. per il tempismo perfetto della chiamata. in sua mancanza, oltre a un venti minuti di interessantissima anteprima letteraria, mi sarei persa l'occasione di non fare quella che in zona chiamiamo l'ennesima 'bischerata'. e per un san valentino solo mi sembra davvero troppo.
va da sè che mi chiedo perchè mi girano intorno tutti questi amici maschi, quando forse abbisognerei pure di un parere femminile: ma non quello dell'amica/sorella s., che - proprio lei - mi sventola davanti l'inestimabilità della tranquillità... ma non sono altre le cose 'senza prezzo'? nè quello dell'amica v. che, bontà sua, mi è di nuovo apparsa in sogno - stile il filosofo severino boezio, apparso in sogno alla vigilia della morte ad un capo barbaro che ora non rammento, ma al quale mi pregio di assomigliare negli ultimi tempi quanto ad abbrutimento esistenziale -, parlandomi dettagliatamente dell'ultima ecografia del nascituro... no. ho bisogno di un'amica che mi prenda per mano e mi porti a fare shopping - di biancheria intima, sarebbe il top. ed a mangiare un bacio di dama, meglio uno più che uno meno. e che non commenti, per un istante solo, superficie, profondità, composizione geomorfica e mineralogica della immane voragine che mi sono aperta sotto i piedi ieri sera.
dove sei?
ma non lo avete ancora capito? non sarò mai, per voi, la 'nuora del secolo', anzi, nemmeno la ‘nuora dell’anno’, e, se è per quello, neppure quella ‘dei prossimi cinque minuti’.
quindi, signora, se li cuocia con l’altra aspirante nuora i ‘cenci’ di carnevale, che oltretutto da martedì è pure finito, ed in quaresima non mi pare il caso di eccedere coi dolci…
e non chiedetemi perché, se mi gira il momento, faccio più di venti km per andare a gustare il miglior caffè marocchino della provincia, riuscendo a dimenticare, nell’istante in cui affondo le labbra nella cioccolata a scaglie immersa nella schiuma di latte, tutto il resto…
né perché vado al cinema a quasi trenta km, a vedere l'ultimo film di un regista che amo, di cui voi ignorate financo l’esistenza…
e non guardatemi con quegli occhi interrogativi, presagio di future cure, perché non resto alla cena per la quale avete amorevolmente acquistato schiacciata e pizza cotte a legna...
io sono peggio di quanto lascio trasparire, che è già abbastanza: voltato l'angolo, varcato il cancello del vostro giardino, già brandirò il pugnale, anzi ho già cominciato a stuzzicare la pelle innocente e buona del vostro figlio maggiore...
no, lasciatemi fuggire lontano. lo capite, adesso?
questo e altro da una grigia domenica. in cui sono arrivata a pensare di non riuscire a sostenere tanto peso: l'inizio, agognato da tempo, di una cattiveria inevitabile e non più procrastinabile... eppure, ho pensato davvero di non resistere, mentre le parole iniziavano a venir fuori, in sincronia quasi perfetta col decollo di un volo da malpensa alla volta di jfk... mentre risuonavano in testa le dure parole di un cavaliere imperiale cinese dell'859 d.c., che dal maxi schermo catechizzava 'io per te ho dato tre anni della mia vita e tu in tre giorni ti sei innamorata di un altro'... e avrei voluto l'abbraccio di qualcuno, ma non c'era modo concreto per averlo...
e allora... mi sono velocemente adagiata sul fondo della mia cupa tristezza, per accelerare la risalita 'free style'. dopotutto, è tornato mio babbo, uno dei pochi a portata di mano cui posso raccontare le mie gesta senza averne in cambio uno sputo in un occhio e/o un pianto inconsolabile. è tornato anche massimo minto, con una delle sue grandi prestazioni, e questo - credetemi - trascende il basket... la bilancia ieri gridava felice che siamo di nuovo a - 1 kg e ciò va più che bene... infine, oggi è uno di quei giorni che voi, dall'alto delle vostre ambizioni di 'essere fuori dal coro', volete far passare sotto silenzio, di più, volete condannare, dandogli una riduttiva lettura da 'festa figlia dei tempi'... ebbene sì, oggi, 14 febbraio, che vogliate ricordarlo o no*... oggi è un mese che il mio blog è in vita.
*alzi il dito chi di voi ha pensato, a questo punto, che avrei osato insozzare il post con un riferimento minimale a san valentino... mi conoscete, ordunque?
da quanto tempo, guardando il cielo dell'alba dalla finestra, non accadeva che vedessi solo il rosa-azzurro verso firenze e non le nubi ferme sopra le montagne / se, chiudendo il 'sacro di birmania' dei ricchissimi vicini nella cucina dei miei, ho ottenuto o meno il suo consenso; chiedendomi pertanto al momento se sarò indagata per sequestro di felino a scopo di estorsione o se, in ogni caso, il consenso di un gatto, per quanto bello ed intelligente, possa scriminare la mia condotta / da quanto non trovavo un edicolante così simpatico (ovviamente perchè mi ha fatto un bel complimento... apprezzatissimo da me per quanto educato, da vero gentil-uomo dei giornali) / l'ultima volta in cui mia nonna mi ha detto 'chi non ti vuole non ti merita', con quella filosofia che a taluno potrà apparire popolare-banale, ma che l'amore sa rendere un dono grande; nè di aver desiderato così forte che lei fosse ancora qui, per chiederle di regalare la sua piccola ma preziosa perla di saggezza a chi presto ne abbisognerà per causa mia / da quanto non dormivo così male, col pensiero fisso ad un telefono che può suonare a qualunque ora della notte per motivi di lavoro ma non lo fa, riuscendo, ciò nonostante, a svegliarmi con un fardello gradito di buon umore sulle spalle / quando ho cominciato a non pendere più da labbra che non mi avranno mai / di aver mai pensato, sparando a tutto volume in auto i placebo, che gli occhi di brian molko sono più belli di quanto siano brutta la sua bocca ed irrimediabile la sua (non) altezza.
non ricordo di aver mai sorriso tanto senza motivo, se non quello di fare ginnastica facciale antirughe.
there are twenty years to go, a golden age i know, but all will pass, will end too fast you know
there are twenty years to go, many friends i hope, though some may hold the rose some hold the rope
and that's the end and that's the start of it...
and that's the gift and that's the trick in it
you're the truth, not i

Pareva facile giuoco
mutare in nulla lo spazio
che m'era aperto, in un tedio
malcerto il certo tuo fuoco.
Ora a quel vuoto ho congiunto
ogni mio tardo motivo,
sull'arduo nulla si spunta
l'ansia di attenderti vivo.
La vita che dà barlumi
è quella che sola tu scorgi.
A lei ti sporgi da questa
finestra che non s'illumina.
E.M.
mi accade spesso, in serate tipo ultimodell'anno, ultimodicarnevale, sanvalentino, ottomarzo e chi più ne ha più ne metta, di ricevere a tarda ora (o presto, a seconda dei p.d.v.) sms di amici/che trasudanti tristezza, in ritorno - bontà loro - da vari generi di festeggiamenti, che invocano un antidoto alla loro condizione pietosa...
il primo suggerimento, rimprovero quasi, è sempre quello di evitare come peste i veglioni, le feste in maschera, le allegre tavolate... perchè sono la morte civile per gente come me - ed i miei amici, come tali, non possono che essere sul mio stesso standard, salvo qualche raro caso di 'isole felici' cui mi lega un affetto che nemmeno io mi spiego...
talvolta mi azzardo in consigli più articolati: per esempio stamani, quando ad un messaggio delle 01:54 circa rispondo con un 'alla tristezza tendo ad ammassare cose intorno'.
è così. intendendo 'cose' come categoria vastissima: faccende domestiche da sbrigare, persone da incontrare, affetti da alimentare, commissioni da eseguire su incarico altrui, oggetti da riassettare in archivi talvolta reali talvolta solo mentali... e via dicendo. con me funziona.
ultime tangibili riprove nelle 24h appena passate: costretta a traslocare da casa mia a casa dei miei - i quali, in 'gita' per qualche giorno, mi assegnano il compito di curare dimora e suoi felini abitanti - e per ciò evidentemente seccata, cosa ho comunque guadagnato in cambio?
mio babbo che mi accoglie ieri sera con due, dico due, paia di parigine nere da visibilio comprate da emilio cavallini... mio babbo, non so se mi spiego, mica un fidanzato...
e, stamani, la scritta di mia mamma sulla lavagnetta in cucina, che mi sorrideva a centocinquanta denti, pur nella grafia tremolante di chi si è svegliato (o non ha mai dormito) alle 03:30: 'buona giornata, sempre'...
a me ste cose scaldano sempre il cuore. mi rimettono in pace col mondo. almeno fino alla fine della prossima legislatura [regionale, n.d.r.]...

mentre intorno a me la gabbia di matti si accresce in dimensioni, risonanza di grida, popolazione stanziale, spessore delle sbarre ...
attacco questo quadrettino, toh...
ci risiamo: piazza della stazione, ore 7:02, temperatura 1°. ci sono sporadiche nuvole, ma sembrano non avere alcuna funzione se non quella di riflettere certi miei umori liquidi.
ho già sprecato il 'ce la faccio' per non perdere il treno, stamani. me lo ripetevo sottovoce, mentre pedalavo genere bartali - ma senza 'naso triste come una salita', nè del resto 'occhi allegri da italiano in gita' - senza riuscire ad impedire i crampi alle mie povere gambe, ancora imploranti sogni di piumone, di posizione supina, di immobilità notturna. per cui non potrò più usarlo - riflettevo tra me nella culla del treno - per scongiurare certi pericoli di ricaduta.
già lo so dove sta il trucco: ieri ho avuto a che fare con determinate persone. e ciò non mi fa ancora bene, non sono ancora pronta. o forse non lo sarò mai, sebbene gioisca al pensare che quando ciò accade, la sola cosa che voglio è che finisca tutto presto.
poi, sempre dondolando in treno, guardavo la ragazzina seduta dirimpetto. aveva certi movimenti lievi, che mi ricordavano a momenti la mia amica b. la tosse sommessa, quasi a chiedere scusa; tocchi impercettibili in punta di dita per riassettarsi la sciarpa; addirittura graziosa nel riporre la gomma masticata nella sua cartina prima, nel cestino poi.
mah, - pensavo - sarà per quello che mi vivo male ogni cosa. perchè io ho questi movimenti netti, invadenti, che non si tirano indietro. combatto con la cerniera che non vuol saperne di chiudersi come fossi un lottatore di sumo (magro, però); mi riassetto i capelli, quando non vogliono saperne di stare a posto, come fossero un monello da sculacciare; quando mi lancio nelle mie camminate fiere sopra tacchetti ultimo grido, passano due metri, e forse nemmeno quelli, prima di finire in squilibrio dentro una pietra sconnessa. beh, che ci devo fare... forse è per questo che sto così, che vivo - vivo? - nella paura di perdere persino ciò che non ho...
ma - perchè c'è un 'ma', c'è una parvenza d'epilogo - non è proprio così. ad un certo punto, a fine viaggio quasi, la ragazzina carina seduta davanti non comincia a rantolarmi? non a tossire, a rantolare proprio, come non avevo mai visto se non in film ambientati in sanatori ottocenteschi. nell'indifferenza generale di un treno di pendolari delle 7:00 - che da queste parti, non so altrove e mi auguro di no, è pari all'indifferenza dei paesi del G8 verso quelli del terzo mondo - la ragazzina carina seduta davanti mi inizia a tirare su con naso, contro naso, bocca, persino orecchie, come a cercare l'aria che non ha più nei polmoni, e a dimenarsi sul sedile, ad alzarsi addirittura, per trovare la posizione migliore per riprendere a respirare. in tutto ciò, ha trovato la forza di recuperare nella tasca un kleenex e fermare la bavettina che cominciava a colarle giù da un angolo della bocca. anche questo, sia chiaro, con tutta la grazia melliflua di cui sopra, rimasta intatta pur nel singolar frangente. io, da riluttante ex girl scout e volontaria ospedaliera, sto per partire con la domanda di rito 'che la vorresti un po' d'acqua?', senonchè sono già lì, con le labbra aperte per iniziare l'articolazione vocale, quando mi ricordo che non ho con me la bottiglietta d'acqua. eh beh, volevo pur prenderlo sto treno stamani? allora mi lancio in un generico e ipocrita quanto basta 'tutto a posto?'. 'sì, grazie, non è niente'. detto, ovviamente, con voce carina, dimessa, soave, come da premessa.
cosa finisco per fare io, stamani? scomodare per la seconda volta il mio efficacissimo 'ce la faccio' proprio per lei. perchè l'ho seguita con lo sguardo, l'ho vista alzarsi sicura, sgattaiolare tra la folla su quelle gambe lunghe lunghe ed a stecchino, via veloce nelle sneakers da giovane doc... ma mica sono tanto convinta che dietro questo episodio non si celi un quadro clinico più grave. 'ce la faccio' anche per lei.
d'un tratto non invidio più il suo esser lieve, penso a mia nonna che non c'è più, alla sua tempra da novantenne ed un pochinino, che io ambisco ad avere ereditato, alla sua figura singolare - quella sì, indubbiamente, è la mia - ed alla sua pur femminile non-leggerezza. e decido che oggi ce la faccio da sola. mi stringo nel maglione che mi ha fatto mia mamma e tiro innanzi.
fino ad un buongiorno infinitamente gradito. che arriva. oddiomio, arriva, anzi... c'è già.
questo film di calopresti lo abbiamo visto diversi anni fa, io e la mia amica-sorella s. ci fece una buona impressione, di certo migliore di quella che fece ai due amici che ci accompagnarono: dopo aver smaniato per tutta la proiezione sulle poltroncine, ci aggredirono verbalmente all'uscita, accusandoci di aver loro rovinato il sabato sera. niente di più falso.
in questo film ci sta la valeria bruni tedeschi, una tipa mentalmente molto instabile che ci ispirò subito solidale simpatia, che si innamora a suo modo del vicino, che ha le amene fattezze del bentivoglio fabrizio. dopo esserglisi imposta nei più svariati singolari modi, c'è questa frase che lei rivolge a lui, che a me ed a s. segnò profondamente il periodo sentimentale che stavamo vivendo allora: 'dal nostro incontro mi sono resa conto che prima non pensavo a niente'.
stanotte ho ripensato a questa frase, annotata in me come un post-it mentale, dopo essere stata a cena da s. ed aver conosciuto l'uomo che attualmente frequenta. mi è piaciuto, ovviamente nella misura in cui posso valutare una persona vista due ore intorno ad un tavolino. ma c'è qualcosa nei suoi occhi che mi fa tirare un sospiro di sollievo, che mi fa ben sperare per la fine delle peripezie sentimentali di s. e per l'inizio di un futuro che regali la pace - in senso latissimo - di cui lei ha bisogno.
perchè, se da un certo punto della mia vita ho cominciato a guardare con minore frenesia ed angoscia ai miei alti-bassi sentimentali, lo devo soprattutto a lei, alla maggiore gravità con cui essi si connotano nei di lei confronti rispetto ai miei... avendo lei in dotazione nel suo pacchetto una bellissima bambina bionda con gli occhi azzurri, che compirà 10 anni a giugno. e di cui, modestamente, sono nientepopodimeno che la madrina...
stamani, dunque, ripensavo a questa frase. perchè l'ho vista felice, s., di una felicità che non si nasconde. e che non è quella che rallegra a sprazzi, dopo essersela guadagnata con il letterale sudore della fronte. solo perchè è da un uomo immeritevole che la pretendiamo, solo perchè quell'uomo immeritevole è il babbo della figlia che abbiamo messo al mondo... e cresciuto da sole.
dunque, dicevo: stamani voglio rallegrarmi per conduzione. e ripensare a quella frase. come un augurio per un pensiero che si faccia realtà e finalmente riempia la vita: di s. e di lui, che sappia meritarsela. con quel dono meraviglioso che lei reca con sè.
e - perchè no? - affinchè un riempimento mentale di questo tipo avvenga a breve anche nella mia zucchetta.
buon lunedì...
un buon finesettimana non si nega a nessuno... state bene!
"sanity a trick of agreement"
da "Kaddish" di Allen Ginsberg
[nel frattempo gli accessi al mio blog hanno superato quota 1000, che per i blogghisti di lungo corso è niente, ma per me, che sono on line da 22 giorni, e con queste scempiate che scrivo... vuol dire proprio tanto.
e anche se stamattina è dura da digerire, i minuti che passano mi fanno attrito sull'epidermide e non riesco a scaldare un punto imprecisato sospeso tra miocardio e boccadellostomaco, da cui anzi si levano a intervalli irregolari brevi folate di aria gelida a pervadere tutto dentro...
anche se è un po' così... io volevo ringraziare tutti voi.]
...chè in fondo basta così poco per scaldarsi il cuore... un sorriso lungo il corridoio dell'ufficio. le fusa del micio quando arrivi a casa. i pantaloni che di nuovo 'cadono' giusti. un rossetto nuovo. un libro prestato.
un sms che non ti aspettavi.
sì...
viva la tua coscienza
e abbasso la mia
che mi ha fatto precipitare...
ho superato il peggio
e ora mi sento meglio
ho superato il peggio
IL PEGGIO NON E' TRANQUILLO
Come si chiamano quei camion che trasportano le auto?
Ve ne era uno stamani
che tagliava, al passaggio del treno,
l'annuncio di sereno sopra il ponte
sagoma nera contro il latte di rosa
e le lucine arancioni a ricordare
cosa siamo / dove andiamo / e poi?
non c'è inizio di vita in quella direzione
urti contro sparute case poi la montagna
l'orizzonte si placa in un frangente
è come sbattere gli occhi
passare veloci e restare
seduti nell'ovatta a sussurrare
la domanda di nome
(io)
cioè, dico io... una persona di sesso femminile (chiamarmi donna oggi mi parrebbe eccessivo!), alla non più verde età di 3X anni (ti pago i diritti, Lady, posso?), dovrebbe ormai aver imparato a conoscersi, ed a conoscere i proprio difetti. il che dovrebbe servire a tenersi alla larga da ricadute negli errori di cui siffatti difetti sono la matrice.
ebbene. per me vale la prima delle affermazioni: conosco i miei difetti, specie i peggiori, quelli incancreniti nell'anima, quelli che non li toglieresti nemmeno con l'acido-muriatico-anti-macchie-della-personalità... sempre se inventassero qualcosa del genere. tra questi il più grande è la mia compulsività, la mia abilità a perdere totalmente il self-control quando mi partono i 'cinque minuti'... in quei momenti, di una goccia faccio l'oceano, di una fiamma di cerino l'inferno di cristallo... e niente. se mi faccio un film che una cosa è andata storta, che qualcosa si è irrimediabilmente incrinato, che ho commesso senza accorgermene un errore madornale... ecco, a quel punto è già tutto scritto. entro in una spirale di errori, sciocchezze, auto-sgambetti, harakiri mentali e giù via dicendo... finchè l'oggetto incolpevole del mio 'raptus' non capitola, con maggiore o minore cortesia, e mi dice che sto sbagliando, che non è successo niente...
il che si ricollega alla seconda affermazione, che mi rivela completamente carente: cioè, io, questa mezza-donna di cui sopra, pur conoscendo i miei difetti, sono ben lungi dal tenermene alla larga. anzi, ogni tanto ne subisco, mio malgrado, il richiamo... un po' come le sirene per ulisse, direi.
talvolta, imploro le persone di capire. di scusarmi, assicurando loro che lo non farò più. talaltra le pongo dinanzi all'alternativa: rassegnarsi o fuggire.
l'ultima persona cui ho fatto questo giochino mi ha assicurato che non avrebbe potuto fare altro che rassegnarsi. però, il corso dei mesi mi ha dimostrato che sarebbe stato meglio per tutti che fosse fuggito.
adesso questo giochino ho deciso di non farlo più. ne va della mia sopravvivenza.
"If you could say it in words
there'd be no reason to paint."
Edward Hopper
[in effetti, quante pagine ci vorrebbero per scrivere tutto ciò che il dipinto dice? forse le pagine che sono occorse a Simenon per scrivere 'Tre camere a Manhattan'?]