usando la memoria fino a dove serve, dimenticando se non serve
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il libro che non ho letto,
la canzone che ho ascoltato troppo,
l'ovatta in cui sogno di trovare riposo,
gli odori che reinnescano sensazioni inesplose.
o soltanto l'alba di una buona giornata.
A.d.I
Abteilung
Aleander
Alpan
Anto13nella
Astrokudra
Avreivoluto
Azi
Bera
Diamonds
Elisnelpaese
Gicappa
Hobbs
Ilfastidio
Iperio
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Ispira2005
LadyK
Lise
Litrillo
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Misi
Montypablo
Mrka
Quoyle
Razgul
RospoVerde
Rupert
Sand
Smokestar
Stella
SteLo
TradeMark
Treball
Trinity
Upi
Villino
Yorke
Zoestyle
_Icio
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Queste sono le esatte parole a cui stavo pensando ieri sera, dopo averle rubato un'idea. Mentre camminavo scalzo su quel pavimento tiepido, c’è stato un istante in cui ho visto tutti i suoi pensieri. Ho avuto una vertigine. Erano così belli che sono stato tentato di prenderli per me, di portarglieli via e di riporli in un posto protetto e segreto. Sarebbero stati una dote, una via per diventare sempre più forte e più grande. So che me l’avrebbe permesso, me li avrebbe regalati tutti ed avrei giustificato il misfatto attribuendo la colpa ad uno che non sono io.
Comunque un pensiero per ora mi basta; stanotte mi è parso anche troppo. Stavo riflettendo proprio sul fatto che quando rileggo i miei post non mi riconosco. Vedo un altro uomo, uno che non sono io, differente dal quel contenitore che trasporta la mia coscienza. Eppure quando scrivo non mento. Forse faccio affiorare alla superficie ciò che è sempre depositato sul fondo. Do voce a sentimenti situati così lontano dalla mente e dal cuore che, pur continuando ad urlare senza sosta, normalmente vengono percepiti soltanto come un brusio appena udibile.
Lo spettacolo è finito. Calate il sipario, per cortesia, che altrimenti si vede tutto il retroscena. Burattini, via nelle scatole di cartone e piantatela di fare come volete voi, che in fondo siete solo dei pupazzi!
E' venuto il momento di sciogliere i nodi di questi fili legati agli arti, voglio essere libero. Anzi, meglio ancora. Vorrei rimuovere anche questi altri fili invisibili, ancorati così saldamente al mio cuore di pezza. Potrei inciderli con precisione chirurgica, con la stessa cura con cui so togliere una scheggia di vetro dalla carne. Ho nascosto una lametta proprio qui, per questo scopo. E se fosse doloroso? Sopporterò, ne sono certo. Sono già stato messo alla prova. Ma forse sono capace di fare anche meglio. Magari tagliare non serve. Potrei sfruttare questo legame per... Trasformerò quello che era una concessione in uno scambio e, così, mi affrancherò da ogni vincolo. Cambierò questi fili in cavi, in modo che possano condurre non soltanto la tensione articolare, ma anche la debole tensione elettrica di questo cuore che batte. E tu dovrai lasciar andare quei fili, che non credevi adatti a trasmettere i sentimenti di un pupazzo. Concetto inammissibile, quest'ultimo, che non avevi nemmeno considerato. Allora sarò davvero libero, anche se soltanto per un istante. Soltanto per il tempo in cui la tua mano percepirà quella piccola scarica elettrica e si aprirà, ritirandosi attonita.
E voi non provate nemmeno per un secondo a pensare che il valore di tutto questo sia proporzionale alla sua breve durata.
stanotte: sogno di andare in profumeria a testare una fragranza appena uscita. entro smaniosa e ne esco parecchi minuti dopo col cestino degli acquisti ricolmo. senza tuttavia aver odorato il nuovo profumo. quindi torno indietro. ma vengo bloccata fuori dalla porta da un gruppo di conoscenti che si ferma a parlare con me. -fine sogno-
stamani: mi desto col disappunto di non aver sperimentato questa fragranza di sogno. poi rifletto e capisco la ragione di tale svolgimento dei fatti: non avrei comunque potuto odorare e gustare, l'olfatto non prende parte ai sogni.
conclusione: persino il sogno ha coscienza dei propri limiti.
col tempo sai
col tempo tutto se ne va
non ricordi più il viso
non ricordi la voce
quando il cuore ormai tace
a che serve cercare ti lasci andare
e forse è meglio così
col tempo sai
col tempo tutto se ne va
l'altro che adoravi che cercavi nel buio
l'altro che indovinavi in un batter di ciglia
tra le frasi e le righe e il fondotinta
di promesse agghindate per uscire a ballare
col tempo sai tutto scompare.
col tempo sai
col tempo tutto se ne va
ogni cosa appassisce io mi scopro a frugare
in vetrine di morte quando il sabato sera
la tenerezza rimane senza compagnia.
col tempo sai
col tempo tutto se ne va
l'altro a cui tu credevi anche a un colpo di tosse
l'altro che ricoprivi di gioielli e di vento
ed avresti impegnato anche l'anima al monte
per cui ti trascinavi alla pari di un cane
col tempo sai tutto va bene.
col tempo sai
col tempo tutto se ne va
non ricordi più il fuoco
non ricordi le voci della gente da poco
e il loro sussurrare
non ritardare, copriti col freddo che fa.
col tempo sai
col tempo tutto se ne va
e ti senti il biancore di un cavallo sfiancato
in un letto straniero ti senti gelato
solitario ma in fondo in pace col mondo
e ti senti tradito dagli anni perduti
allora tu col tempo sai non ami più.
(l.f.)
[col tempo tutto se ne va: domani vado a genova. un grappolo di giorni fa avrei rinunciato per sempre ad una parte di me - essenziale o meno che importa, sempre di me si trattava - per andarci. e adesso, un giorno come un altro di ferie.
col tempo tutto se ne va: ci sono passi, nelle storie, che per chi pensa e sente come me significano 'one way', 'no return ticket'. ed io, che non avevo mai smesso di pensare, in mesi e mesi di inutili sentimenti malamente celati agli occhi della mente, che poteva esserci un domani, un oltre, ho affrontato la verità di petto. un rapido che mi è venuto incontro mentre cercavo di sfilare il tacco dal binario. e invece: sette giorni sette. il numero perfetto per ridimensionare. per capire che il torto non giace solo dalla mia parte di emisfero.
col tempo tutto se ne va: non proprio tutto, spero. chi ha saputo dire no quando doveva, chi sa capire anche ciò che non dico, chi intuisco che ha solo cominciato ad esserci.
che l'essenziale invisibile agli occhi sappia affondare bene le sue radici.]
esistono: frammenti di eterno che ti cadono addosso dal cielo, quando si rasserena vincendo le peggiori previsioni. e tu sei lì, impegnata a tirare avanti una vita che abbia una parvenza di serietà, addirittura immersa fino al collo nella difficile opera - al punto tale da riuscire a regalare un attimo di riposo al tuo cuore affannato, un attimo di sosta al logorio inarrestabile della mente, all'ansia compenetrata nelle fibre. e accade: ti dimentichi di stare pensandoci, di desiderare questa cosa sopra ogni altra, di vivere in sua funzione.
esistono: persone che sanno regalare un senso ad ogni momento tuo che scelgono di attraversare. nonostante tu non sappia capire perchè lo fanno, essi insistono a farlo. sono lì e non mollano. senza sapere il debito che stai accumulando con loro, con il loro dono di insegnarti a voltare pagina.
esistono: momenti in cui niente è più bello di una lacrima nascosta dietro gli occhiali scuri, una mano lesta a cercare il fazzoletto. perchè nessuno, tranne certe anime scelte, potrebbe capire.
grazie, sand!

latito. / sono altre le lande che mi è dato calpestare in questi giorni. altre parole, che sono voci-facce-odori che non abitano qui. altri pensieri, o meglio non-pensieri, al di là di una settimana che ricorderò a lungo per la sua pesantezza. / non ci sono ma vorrei esserci. per dedicare più tempo a chi non me ne risparmia mai, qui e oltre. per ricordare che lo spazio che non è nell'orologio, non è nell'agenda, non è nello spazio bianco di uno schermo da riempire di caratteri, sta qui dentro; è sufficiente a contenere quanto importa; e non dimentica.
"la vità è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare qualcos'altro" (j.l.)
alla dolce Zoe
sul muro del tunnel del san giuliano, sulla sinistra per chi lo percorre da lucca verso pisa, la scritta: donne = sofferenza [al passaggio, ho pensato di cambiar sesso alla proposizione. ma cantava thom, ho lasciato correre]
fuori dal tunnel, la strada che spazia come un belvedere panoramico su tutta pisa, oscenamente concessasi al sole dopo brusche avvisaglie di pioggia
all'ospedale - ma con la mente ben fuori - il meeting point: via veloci in autobus, la signorina mora con la maglia rosa e la signorina scapigliata con la camicetta bianca, fino al centro pullulante di gente
il gelato de' coltelli: crema allo zenzero + cioccolata al 70% + panna... assaggi di divino
la piazza accanto a giurisprudenza: racconti susseguentisi veloci / ricordi di un lontano passato pisano che provano a bussare, inascoltati / confidenze via via più empatiche e confidenti (una foto richiusa veloce, un dietrofront ipotizzato ma mai attuato alla stazione)
una coca, un'acqua minerale: al tavolino, l'in-comprensione dell'universo parallelo, la condivisione, l'amico in comune che io sono riuscita a perdere...
sul lungarno al tramonto, in attesa dell'autobus: il sole di sbieco, l'aria di mare diretta [riesco persino a parlare di Lui, di ciò che avrei voluto, di ciò che non sarà]
due baci sulle guance, 'in bocca al lupo' per le nostre lunghe attese senza bonus e senza fine, fatica a smettere di parlare, due baci ancora e via
l'acquedotto mediceo al crepuscolo è ancora più bello che in pieno sole. le luci lungo la strada fanno domenica sera, fanno già casa
[non se ne sono viste di più carine e sorridenti di femminei discorsi, oggi, in giro per tutta la città]
[post dedicato]
ultimi mesi/riassunto delle puntate precedenti
essere più forte ove ho vacillato.
lasciarmi andare quando sono stata una roccia.
avvertire la vita in mezzo alla folla, la solitudine del mio mondo costruito a tavolino.
cercare di farmi perdonare il male inflitto, di farmi capire per quello che sono, dopo tutto.
accettare le porte sbattute in faccia con la signorile dignità di chi sa che è solo questione di contrappassi esistenziali.
non implorare innanzi a chi ho stremato del mio impormi.
non dimenticarmi di chi c'è sempre stato e, grazie al cielo, c'è ancora.
accrescermi del dono di un sorriso, di una carezza, di una mano tesa.
accrescermi del dolore di un rifiuto, di un vuoto-a-perdere, di una caduta nel dimenticatoio.
cominciare a costruire solide fondamenta ai miei castelli di futuro.
darmi l'importanza che merito, che non è sempre e comunque la sufficienza scarsa.
provare a pensare che posso farcela da me.
la resa dei conti rimane carta bianca, quasi oscena nel suo pallore intatto. una smorfia di disgusto solo a carezzarne il pensiero.
invece: quando meno me lo aspetto, mi viene regalato un post. con la gioia bambina per un dono immeritato, avvolto nella carta crespa del mio colore preferito, ne assaporo sorpresa ogni risvolto. tra una patata a forma di cuore e un cuore a forma - e sostanza - di patata, rifletto sul peso delle parole. di più, sul peso che ognuno di noi sa riconnettervi, col portato della propria ricchezza interiore. è come veder spuntare sulla carta bianca un punto nero: non una macchia, bensì la via di fuga perfetta. il punto di re-start, magari. ciò che avreivoluto, ma è rimasto dentro. e sta tutto, ma proprio tutto, lì.
carta bianca riconvertita in: carta cifrata per corrispondenza interiore. il mio cuore a patata ringrazia.
lo assaporo, sdraiata sul letto in una sera qualunque più lunga di tutte le altre sere qualunque. se tendo le orecchie, con un esercizio di stretching multisensoriale, mi sembra di sentirlo parlare: gridare da uno schermo buio, fissare dall'occhietto luminoso di uno stereo in standby, schernirmi beffardo da un cellulare coricato in totale inoperatività su un tavolino.
vado a cercarlo in mezzo al frastuono di una strada trafficata, con la musica sparata al massimo volume, a coprire il mio indecoroso playback, nell'insonorizzazione climatizzata che riesce, a frammenti, ad estrapolarmi dalla realtà intorno.
lo esercito nel non rispondere a chi mi cerca. per punirmi di aver cercato - o aver pensato di cercare, chi non mi risponde - o non avrebbe risposto. serro le labbra, per un tempo indefinito, fino a farle diventare secche e non riuscire ad aprirle se non con una lieve sensazione di strappo. estendo la pratica a variopinti settori: il lavoro, le amicizie, la famiglia, le relazioni pseudo-sentimentali, la coscienza.
sorrido dei risultati. sorrido dentro di me a chi me lo ha raccomandato (con una pacca d'affetto sulle spalle, se solo lo avessi avuto vicino). sorrido fuori, quando l'uomo alto 203 cm, che non mi vedeva da almeno sei anni, esplode in un'espressione di sorpresa nell'incrociarmi per strada e si fa avanti per salutarmi, immune ai suoi 40 anni e a tutto il resto del tempo trascorso. sorridono le lacrime, quando ho riprova di quanto già sapevo: i principi azzurri non scendono dalle volvo station wagon, meno che mai quando sotto l'anno di immatricolazione la targa reca impresse le lettere -m- ed -i- (non necessariamente in quest'ordine. o sì).
avanti così. mi tengo stretta al mio silenzio. riservando il mio miglior sorriso a quando, magicamente, esso andrà in frantumi.
nella puntata di sex and the city trasmessa ieri sera carrie si impunta per riprendersi l'ex aidan.
mentre è appostata sotto la di lui casa, tirando sassolini alla finestra onde ottenere la sua attenzione, riflette: la differenza che corre tra uomo e donna nel compiere gesti 'estremi' di questo tipo è che l'uomo passa per romantico, la donna, a scelta, per disperata o psicotica.
invece, la differenza che corre tra realtà e finzione di un pur ben confezionato telefilm è duplice: entro la fine della puntata carrie si è già ripresa il suo aidan. quando mai ciò succederebbe nella vita vera? a me, intendo...
in più: io, che nel mio piccolo quotidiano mai mi esimo dal compiere sparuti gesti di irrazionale 'zona cesarini', comincio a sentirmi, in cotali - anche recenti - frangenti, oltre che disperata e psicotica (aspetti di me di cui ho già piena contezza), anche altamente stupida. e inascoltata. e sopraffatta.
fortuna che il buon gusto mi impone di tacere. o forse è solo il dolore che, per contrappasso, esaspera la vena comica...
'tears stream down on your face
when you lose something you cannot replace
tears stream down your face
and I
tears stream down on your face
I promise you I will learn from your mistakes
tears stream down your face
and I
lights will guide you home
and ignite your bones
and I will try to fix you.'
c.