immemoria

usando la memoria fino a dove serve, dimenticando se non serve

Eccomi

Utente: recel
il libro che non ho letto, la canzone che ho ascoltato troppo, l'ovatta in cui sogno di trovare riposo, gli odori che reinnescano sensazioni inesplose. o soltanto l'alba di una buona giornata.

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domenica, 27 novembre 2005
sunday morning[s]

le peggiori sono quelle in cui mi chiudo nel bagno con i poeti italiani del novecento. le peggiori tra le peggiori sono quelle in cui al gioco della "pagina aperta a caso" vince il libro.

amicizia

noi non ci conosciamo. penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c'incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
ci siam riaspettati al passo,
bestie caute,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato.

v.c.

Postato da: recel a 12:27 | link | commenti (7) |

sabato, 26 novembre 2005
il muto linguaggio del link

il link politically correct
il link mai ricambiato
il link donato
il link elargito
il link sorprendente
il link sorpreso
il link negato
il link impermalito
il link sbiadito
il link rigurgitato
il link ritorto su se stesso
il link riflessivo
il link ripiccato
il link tolto e recuperato
il link resettato
il link morto e cremato
il link perdonato
il link riconciliativo
il link maturo
il link irrecuperabilmente infantile
il link a strade chiuse
il link al futuro

[questo e altro, a tenerli sott'occhio]

Postato da: recel a 14:49 | link | commenti (7) |

mercoledì, 23 novembre 2005

and it all boils down to the same old pain
whether you win or lose isn't gonna change a single thing
I stood in line and a thought crossed my mind
I had been dreaming but I didn't mind
I signed the line and the woman looked right through me
she didn't smile

t.

sul viale alberato, punteggiato di foglie percosse dal vento, le luci arancioni che intervallano il mio retrovisore rimandano dritto il pensiero a te.
non perchè sto fisicamente male e non vorrei, non perchè da giorni mi chiedo dove andrò finire.
è solo perchè, più semplicemente perchè vorrei che tu adesso, in questo preciso istante, mi vedessi: chiusa in un traffico che fa quasi città vera, nella mia auto profumata di nuovo, con il cappellino anni '40, e - maguardatulacombinazione! - i travis come colonna sonora.
vorrei che non pensassi che è un capriccio da bimba mal cresciuta. non lo è, non può più esserlo, ormai.
vorrei che non pensassi che accade perchè sono sola. non lo sono.

guardo l'occhio destro nello specchietto: quel grigio che trascolora per intonarsi al paesaggio notturno, una velatura di tristezza inutile, l'ennesima lacrima sbagliata. prima ingranata e la fila riparte.

she didn't smile

Postato da: recel a 19:52 | link | commenti (5) |

lunedì, 21 novembre 2005
mnemonici messaggi

ci sono numeri di telefono che sono costretta ad imparare per quotidiane vitali necessità.
ci sono numeri di telefono che non riesco a memorizzare per quanti sforzi faccia.
ci sono numeri di telefono che mi restano piantati nel cervello in secula seculorum, sebbene il ricorso alla rubrica mi abbia concesso di utilizzarli senza mai prenderne visiva contezza. 

ci sono sere in cui non so come resistere dal chiamare.

Postato da: recel a 23:13 | link | commenti (2) |

sabato, 19 novembre 2005
"posta, mi raccomando!"

a chi c'è, anche fuori

mentre l'inverno fa bellamente gli onori di casa, come l'inquilino nuovo che in una notte sola abbia già sistemato persino i soprammobili, nel sabato mattina di incipiente natale [così dicono gli addobbi] mi affretto al lavoro con le mani congelate, imprecando col fumetto per non aver fatto in tempo a cercare i guanti, ed il giaccone nero lungo che fa sempre la sua ragionevole figura, nonostante l'andatura incresciosa per un mal di schiena ogni giorno meno rassicurante.  

penso che la testa è vuota almeno quanto lo è il cuore. mi costringo a lunghi periodi, come quello appena scritto, per non riprendere fiato, non pensare nemmeno per inciso, non ammettere a me stessa che qui [lo chiamano blog] non ci sto a fare più niente.

Postato da: recel a 14:28 | link | commenti (5) |

lunedì, 14 novembre 2005
poesia

ogni giorno dimentico com'è.
guardo il fumo salire
a grandi passi sopra la città.
a nessuno appartengo.

poi mi ricordo delle scarpe,
come calzarle,
come curvarmi per allacciarle
e scrutare la terra.


c.s.

ogni volta che è mancanza, delusione, dolore cocente o pacato - o più banalmente solitudine, lui rialza fiero il capo. è ancora suo il trionfo di chi non ha mai smesso di esserci: come il porto lasciato alle spalle prima di affrontare l'oscuro mare, come il tepore giallo oro della casa del ritorno. allora viene, nel solo modo in cui può venire a me: nei sogni, dove sa essere solenne devastazione di  ogni mio successivo risveglio.

anche stanotte lui ha vinto la staffetta di un nuovo inizio traumatico di settimana: c'era la casa luminosa  di un trasloco da o verso, io non so. c'erano scarponi da sci pronti per il ponte di s.a., e accanto una ballerina numero 38, come se avesse senso immaginare su di lei un piede lungo quanto il mio. c'era lui, che per strada toglieva la giacca di velluto pesante, stringendomi poi sotto braccio per dirmi "più di questo non posso togliere". 
resto a guardarlo, con gli occhi del cuore, senza quasi avvertire il peso di quel mucchio di fogli stretti tra le dita. prima di rinunciare definitivamente all'opera, non ho stampato che una piccola parte delle mail che ci siamo scambiati.  

mi sveglio con pezzi di poesie già amate insieme accagliati nel cervello, come acido latte della mia colazione.

Postato da: recel a 15:51 | link | commenti (2) |

domenica, 13 novembre 2005
fattela bastare

questa vita qui, che non cerca non chiede non esce non incontra non allarga non calpesta non aspira non inspira non prova non sente non vibra non raccapriccia non sospira non grida non geme non piange non implora non sorride non ride non gode non consuma non logora non passa.

[in questa domenica di nebbia altalenante] te lo ricordi, come sempre, un passo dopo: aver provato (ed esser rapidamente riuscita) a coinvolgere qualcun altro, averlo scoperto privo di controindicazioni apparenti (anzi) ma averlo già bollato tra te con la lacrima in tasca del non è lui, aver gioito solo alla fraterna voce al telefono ed alla pianificazione di future macchinazioni del tuo meschino impossibile. 
a volte ti viene voglia di mettere in testa un sacchetto di carta. di annullare te stessa, come queste parole.

Postato da: recel a 22:24 | link | commenti (2) |

venerdì, 11 novembre 2005
lame filanti

se non c'è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà

(i.f.)

in me si traccerà a colpi di rasoio, con sferzate di lama brandita alla cieca, dove va va, con l'accettazione del rischio di far male. pur di guarire.
ripenso a quanto taglio, recido io, da par mio, negli ultimi tempi: parole che affettano l'aria intorno, o l'etere telefonico, o lo schermo bianco che fa da sfondo a lettere brucianti. poi mi pasco del sangue che fuoriesce, mentre già invoco dentro, imploro muta con grida del cuore di capire, di perdonare, di aiutare a rimarginare le labbra appena aperte di un'inutile ferita sgorgante.
che tu lo sappia una volta in più, tu che già lo sai: quel dolore che provi, quel sangue andato perduto, quella cicatrice destinata a segnarti per il tempo a venire, in me sono dolore sangue cicatrice più forte più copioso più recidiva di ciò che stai provando tu. non volevo farlo, tuttavia la mano aveva già cominciato - ingestibile - a vibrare la lama appena affilata. scambiandoti, seppure merce infungibile, con l'accogliente ceppo su cui tanta legna ho spaccato.

in fondo, è puro caso che pensassi a te mentre la nebbia apriva le sue ultime quinte per donarmi il più bell'azzurro di novembre. mentre provavo a ricordare il titolo esatto di questa canzone. una fitta a punta di spillo: solo l'inizio dell'espiazione.    


Postato da: recel a 15:51 | link | commenti (3) |

martedì, 08 novembre 2005

nel cielo gravido
strappi d'azzurro
cui affido le decollete
e le speranze

sto imparando a correggere il tiro
delle intenzioni
con la sveglia puntata alle sei
ogni mattina

bastevole indecenza
un gemito trattenuto
sotto le coltri
la mano indolenzita
perchè ho dormito sopra
un brutto sogno

se non esce il sole oggi
nemmeno piove
vince la viadimezzo cosicchè

salvo le decollete
tracima la speranza
il solo raffreddore sono le lacrime

ma era prima: dell'alba, di aver capitolato di nuovo, della disillusione per aver pensato che lì fosse la vita e che oltre le nubi ci sia sempre il sereno, dell'ansia di averne ancora e ancora e ancora, del sole vittorioso di oggi, del raffreddore reale da quattro giorni, del fare un punto a mio favore dell'aver capito che non si cambia.
prima di quanto ho combinato  in un soffio d'anno, quasi.

Postato da: recel a 15:34 | link | commenti (6) |

domenica, 06 novembre 2005
una settimana precisa +2

"si arrischia di piangere un poco se ci si è lasciati addomesticare."

a. de s.- e.

ciò che non potè ad orario insolito l'armani jeans (sigh!), potè ad ora canonica il chievo. me lo faccio bastare per raddrizzare la domenica.

Postato da: recel a 18:58 | link | commenti (6) |

sabato, 05 novembre 2005
una settimana precisa +1

frater carissimus docet. igitur:

(omissis) chiedeva di me o di noi? (omissis)

il tempo insegna la pietà degli omissis; le risposte nel vento; la misura dell'ansia in proporzione diretta all'esaurimento dei marroni canditi di giov. galli.

Postato da: recel a 19:28 | link | commenti (2) |

venerdì, 04 novembre 2005
una settimana precisa

è la misura giusta per dare avvio alla cicatrizzazione, la misura giusta, anche per le testoline bacate come la qui pensante [a farla facile], per iniziare a costruirsene una ragione. senza.
invece: in una risicata pausa pranzo del venerdì, lui azzarda un assonnato [eccome no?] 'come va', senza nemmeno faticare a cercare tra i simboli del t9 [ma lo userà, poi, sto t9?] il questionmark.
mi viene da sorridere a scrivere questionmark. una serie infinita di questionmarks fu l'oggetto di una splendida mail lontana. non sua, ovviamente. perchè ci sono cose che sai da subito che ti segneranno in profondo e - se non riusciremo per sempre - molto a lungo. poi ci sono i fugaci spaccati sugli altri, che intermezzano [so da sola che non si dice, eddai. ma riempie bene il vuoto tra le fette di pane dell'ardua riflessione] i pezzi di vita fondanti, sì da rendere piena la superficie chiaroscurale.
non avrei dovuto rispondere, mi si dice. eppure: io avrei voluto aprire la pergamena degli sms e dare fondo alle riserve di parole accumulate. lungo la strada polverosa, negli anfratti di nebbia, tra il districarsi dell'agenda del fine-mese. magari colpire nel segno ['e se l'amore che avevo non sa piu' il mio nome / come i treni a vapore / di stazione in stazione / e di porta in porta / e di pioggia in pioggia / e di dolore in dolore / il dolore passera']. ma in quale segno? quello che avevo, che ho di mira io, lui non ce l'ha. si è lasciato prendere le misure in meno di due mesi. rispondo scioccamente, ricambiando la domanda cortese. felice riprova il suo non controrispondere. 
dopo due ore abbondanti di silenzio, di nuovo mi viene da sorridere: sarà uscita la collezione h&m firmata dalla mccartney? mi premuro la sopravvivenza per quando (non) si rifarà vivo.

Postato da: recel a 16:38 | link | commenti (1) |

giovedì, 03 novembre 2005

but you mean more, mean more to me
than any colour I can see
all you ever wanted was love
but you never looked hard enough
it's never gonna give itself up
all you ever wanted to be
living in perfect symmetry
nothing is as down or old as us
as us
you see the world in black and white
not painted right
you see no meaning to your life
yes you try
yes you try

c.

[vedo un mondo che non è mio, giorno dopo giorno. tocco i drammi veri e mi vergogno del mio dolore forzato. attendo la respirazione bocca a bocca, che mi salvi dall'annegamento nell'egocentrismo. sparo a palla lo stereo della macchina: yes I try, con lo stesso strascico vocale del songer martin... sorry / and stop]

Postato da: recel a 14:26 | link | commenti (2) |