usando la memoria fino a dove serve, dimenticando se non serve
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il libro che non ho letto,
la canzone che ho ascoltato troppo,
l'ovatta in cui sogno di trovare riposo,
gli odori che reinnescano sensazioni inesplose.
o soltanto l'alba di una buona giornata.
A.d.I
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Anto13nella
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Upi
Villino
Yorke
Zoestyle
_Icio
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è tutto così tremendamente sbagliato che non sai nemmeno in quale direzione allungare le mani per cominciare a toccare il domani. eppure:
"arrivederci, amico,
non le dico addio.
gliel'ho detto quando
aveva un senso.
gliel'ho detto quando ero
triste, solo e alla fine."
r.c.
dopo mesi, con il beneplacito del medico e l'angelo custode della soletta su misura, un sole caldissimo e quel parco invitante così vicino a casa, ti decidi ad andare a correre. quando sei pronta, nella tradizionale tenuta jogging e il lettore mp3 piantato nelle orecchie, ti viene in mente di rubare a tuo babbo il cronometro da polso (la solita ambiziosa, per 20' che saprai resistere...). / entri in camera sua e apri decisa il cassetto in alto a destra del comò. nel farlo, col tuo occhio sempre troppo lungo sbirci dietro l'orologio una cartolina verde: non puoi non riconoscerci un verbale di accertamento di infrazione al codice della strada. già che ci sei completi l'opera di spionaggio: viene da un comune da cui tu solevi passare con immotivata assiduità fino a due mesi abbondanti fa, ad ogni ora del giorno, ma più frequentemente della notte. è datato 6 gennaio, ore 21:06. riguarda un superamento di 2 km/h della soglia di tolleranza oltre al limite di velocità. [già che c'eri, potevi farti beccare al peggio di te. invece no: hai fatto la figura della precisa fino in fondo. fin troppo in fondo.] / ti sei messa a piangere dentro, quando hai visto la data di notifica: metà marzo, vale a dire a giochi fatti, cuore spezzato e tutto il resto. in una busta verde ci stanno €41 e spiccioli di bollettino postale da pagare. e tutto l'amore di un gesto impagabile. / sei andata a rivedere cosa scrivevi nel blog dopo una notte che era stata bella ma breve, come ogni altra prima e dopo. capisci cosa avrebbe significato per te, allora, ricevere in mano quella raccomandata. /
ti chiedi se quell'amore di cui in questi giorni ti senti colma, quell'amore che vorresti poter donare e invece ti resta per forza di cose inchiodato nel petto, potrà mai eguagliare quello racchiuso in questo piccolo immenso gesto.
ti chiedi se esiste qualcuno che lo meriti per davvero.
ore 7:32 p.m./ siedi per solidarietà quasi amicale davanti ad un tavolo LC6 nella stanza di un avvocato che non parlerà mai per te. e solo allora ricordi.
oggi è il suo compleanno. oggi lei avrebbe dovuto compiere 36 anni. e invece se ne è persa traccia terrestre da 2.
le guance avvampano in una morsa rossa di dolore-misto a senso di colpa-misto ad arrendevolezza passiva-misto ad immedesimazione nell'espiazione.
nessuno dei presenti noterà quell'attimo di sbandamento, quell'attimo in cui hai di nuovo avvertito il senso di non essere più. ma lei lo noterà. lei nota tutto.
2 anni sono troppi o non sono abbastanza?
fuori, due isolati di distanza dalla torre pendente, era passata una macchina sportiva color nero/blu. eri persino riuscita a farti nauseare dal pensiero del dipartimento di aerospaziale.
tu sei l'essenza della futilità: il turchese fuori luogo della maglia indossata stamani pare adesso un inconsapevole omaggio ai suoi occhi che non sai vedere più.
saltellando tra i blog linkati, ti scovo una perla. di quelle purissime.
e me l'attacco alla collana di post per farne sfoggio a mio personale tornaconto:
se un uomo esce con te e poi ti invia un sms, egli ti ama.
[non stiamo qui a riferire la fonte, concentriamoci sull'essenza.]
e se te ne manda più di uno?
vado punto e a capo così
spegnerò le luci e da qui
sparirai
pochi attimi
oltre questa nebbia
oltre il temporale
c’è una notte lunga e limpida,
finirà
ma è la tenerezza
che ci fa paura
sei nell’anima
e lì ti lascio per sempre
sospeso
immobile
fermo immagine
un segno che non passa mai
vado punto e a capo vedrai
quel che resta indietro
non è tutto falso e inutile
capirai
lascio andare i giorni
tra certezze e sbagli
e’ una strada stretta stretta
fino a te
quanta tenerezza
non fa più paura
sei nell’anima
e lì ti lascio per sempre
sei in ogni parte di me
ti sento scendere
fra respiro e battito
il fatto è che abbondo sempre negli indizi. non per sfiducia, ma per estensione analogica delle mie difficoltà d'approccio. due mattine fa, per esempio: sono tornata a letto dopo aver spalancato la finestra su una giornata che si promuoveva splendida. ho chiuso gli occhi ed ho riassaporato il sonno rubato alla sveglia delle vacanze. quando mi sono ridestata, o ho presunto di farlo, la luce bianca dalla finestra, dalle pareti, dalle lenzuola mi si è riversata attraverso gli occhi dentro la testa. e lì, per un lunghissimo istante bianco, ha fatto tabula rasa del resto. 'ecco - ho pensato -, se resto così, sarò la pagina nuova tutta da scrivere'. non che mi dispiacesse quello stato sospeso, tra il non vedere e il non patire, ma era come un solitario rifugio non richiesto, non ricercato. esente da solletichi sensoriali che soli mi danno certezza di vita. ho allungato le mani a cercare un sostegno radiofonico. e ho trovato lei. in quello spazio bianco, sono riuscita ad ascoltare bene le parole, svincolate dal filo conduttore della musica. lì mi sono ritrovata. io appesa a te. immutabilmente. sulle ultime note, mi sono chiesta quale teppistico groviglio soggiornerà nell'esistenza della gianna. o se sia possibile ricamare così bene per sentito dire.
sei nell’anima
in questo spazio indifeso
inizia
tutto con te
non ci serve un perchè
siamo carne e fiato
goccia a goccia, fianco a fianco
talvolta mi chiedo come mi sentirei al tuo posto. ma non posso rispondere.
ripenso a quando tu hai parlato di stillicidio. ripenso a quanto spesso scelgo di ribadire che non ci serve un perchè.
semplicemente, non potrei essere al tuo posto. la mia risposta sta a monte. o a valle di tutto ciò che in mezzo lussureggia. ed ha un suo splendido perchè color nocciola.
è nelle cattive giornate, come quella di oggi, che avverto di più il vuoto di te. giunta a sera, mi siedo, senza nemmeno riuscire ad assaporare il caldo abbraccio della stanchezza, e impotente mi lascio sopraffare dalle lacrime. sono divenute così diligenti, così tempestive, che non mi fanno nemmeno spendere lo sforzo di chiamarle.
stanotte, grazie ad una piacevole richiesta di mia zia, mi ero buttata a pesce su talune riletture critiche di manzoni: la provvidenza secondo il sapegno, la contemplazione del dolore che per il momigliano è sugo dei promessi sposi... per brevi frangenti, ho ritrovato la me stessa completamente assorbita da altro, più aulico e grande, immortale e invincibile. solo per brevi frangenti, appunto. poi, sono stata così brava a ritrovarti anche lì, dietro un angolo di piazza, in un profumo di parole.
nelle cattive giornate, mentre le lacrime gareggiano tra loro a chi sarà la più densa e la più liberatoria, ogni tanto mi scappa un sorriso: un amore grande come questo... finirò per non parlartene mai. per amicizia. per educazione. o solo per troppo amore.
l'esperienza della pioggia: in bocca al lupo, Ste!
lo hai fatto. e ti ha sorpreso, più dello spacco preciso in mezzo al cuore che è tornato a farsi sentire, avvertire che la sua voce non è cambiata. lui ha scelto di farti questo e la sua voce è potuta restare la stessa.
hai pensato alle volte in cui sei stata tu a condannare col silenzio. e alla tua vita che comunque non è cambiata di niente.
sei tornata nel languido silenzio dell'ufficio di sabato. ci hai fatto le venti abbondanti. ti sei di nuovo sorpresa: di non essere sola, di rimediarci un invito a cena e quattro chiacchiere amiche. hai ringraziato i cud, persino.
stamani cantavi come lèggere. "ci sono amori che non si ricordano e baci che non si dimenticano, persone che passano e non si salutano e sputano e cani bianchi che a volte ritornano".
non starai mica aspettando il solito cane bianco ?
"forse si trattava di questo: non bisognava difendersi... c'era qualcosa di inequivocabile nell'essere umano, qualcosa che quasi urlava: e di fronte a quell'ordine non bisognava rimanere sordi. ma non difendersi equivale pressappoco ad agire, a fare quello che non vorremmo fare per pigrizia o viltà; ed è questa forse la cosa più difficile, l'accettazione dell'altra volontà, che ci viene imposta non tanto dalla nostra coscienza, quanto da una legge intrinseca, immutabile della nostra soggettività..."
s. m., "divorzio a buda"
ripensavo a queste parole, nel mio sabato sera: quattro donne tra i 35 e i 40 intorno al tavolo di una pizzeria; di bella presenza, diremmo, e, per due di loro, il know how di sostenere frequenti sguardi maschili insistenti. sopra il tavolo aleggia come una coltre indefinita, che trasuda di esperienze così diverse eppure simili nel comune denominatore dell'attuale solitudine: stanno lì matrimoni sbagliati ma che hanno donato bei figli; castità votate ad amori impossibili; fidanzamenti di 'accomodamento'; resistenze inutili all'ineluttabile già scritto. ripensavo a queste parole, racchiuse in un libro prestatomi da una di loro. ci sono cose di cui io e lei non parliamo mai. e così diverso è il nostro quotidiano portato. talvolta lasciamo parlare i gesti, o le parole di altri.
stamani, leggendo in un altrove a me prezioso del talento di lasciarsi fluire, di abbandonarsi alla danza di vivere, ripenso di nuovo all'entità della nostra non difesa. all'impegno che vi sappiamo e vogliamo investire.
nella testa confusa di mattutina lucidità si sovrappongono frasi ripetutemi di recente affrontando la questione: la vittoria dell'attesa, il sacrificio del non cedere mai. decontestualizzate, vincono la palma del luogo comune. nel mio piccolo vissuto, sole hanno il coraggio della motivazione.
al punto attuale, tutto sta nel capire se finora a non difendermi sono stata davvero io. o il mio, piuttosto, era un naufragio nell'estrema autodifesa.
intanto ho ripreso a postare ogni ovvietà che mi trapassa il cranio. il che è un segno: sto imparando a rassegnarmi alla fine di tutto il resto.