usando la memoria fino a dove serve, dimenticando se non serve
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il libro che non ho letto,
la canzone che ho ascoltato troppo,
l'ovatta in cui sogno di trovare riposo,
gli odori che reinnescano sensazioni inesplose.
o soltanto l'alba di una buona giornata.
A.d.I
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Aleander
Alpan
Anto13nella
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Avreivoluto
Azi
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SteLo
TradeMark
Treball
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Upi
Villino
Yorke
Zoestyle
_Icio
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che, poi, quel tuo amico di sempre ti scrive affettuoso, nell'ultimo messaggio prima di cena, di non farti mangiare dal lavoro. chè si vive una volta sola. non rispondi: che, senza quello strabordante lavoro, che persino ricuce indolore gli strappi di una settimana di vacanza, saresti già riuscita a farti mangiare dal mostro che hai dentro. hai imparato a non guardarlo con gli occhi della coscienza, ma a tenerlo nell'impossibile 'a bada' di un qualcosa che cresce, senza salvezza e senza sosta, lasciando il vuoto desolante intorno.
che questo lavoro ha il rovescio vantaggioso di farti viaggiare molto, lasciandoti spazi sufficienti per pensare. talvolta, insieme ai chilometri, provi a macinare bilanci positivi. giorni fa pensavi con amara fierezza a ciò che ti illudi di avere imparato dai trent'anni in poi. pensavi, per esempio, a come hai imparato ad accettare, di più, ad amare il tuo corpo per ciò che è. a sostenere gli sguardi insistenti di chi pensa di saltare alle conclusioni sommando il tuo stato civile alla tua data di nascita. a sorridere da sfinge quando ti dicono 'noi ci conosciamo! ma come, non ricordi?' e tu proprio non rammenti, ben conscia degli effetti tabula rasa sulla tua memoria di certi sentimenti dirompenti.
che questo lavoro ha il più schifoso possibile rovescio di farti viaggiare molto. che allora capita che un profumo mai dimenticato - che fosse il rosso pomodoro mischiato al verde basilico, sullo sfondo di un balcone proteso verso l'azzurro? - bussi con maleducata insistenza alle tue narici indolenti. ed è come non aver mai vinto niente.
che la disperazione no, quella non ti eri mai chiesta, dai trent'anni in poi, meno che mai prima, come avresti potuto imparare a fronteggiarla. che quando la senti cominciare a scuoterti dalle spalle e giù giù, fino a farti tremare sui punti d'appoggio a questa terra bollente, sai solo chiederti come faccia, il tuo corpo, a riprodurne così tanta, come una fucina inarrestabile, e come veloce... e tu sai che sarà solo peggio, più andrai avanti. e allora ogni bilancio positivo vola via, ogni sospiro di sollievo soddisfatto si dilegua per il prossimo per sempre.
che hai già capito dove questa disperazione potrebbe portarti, nel susseguirsi dei minuti di pensiero-lima che sommati fanno la tua vita. che hai già sfiorato troppe volte con la mente l'idea. e sarebbe l'ennesima sciocchezza impacchettata di carta bambina.
tu sei impreparata ad affrontare il dolore. tu eri impreparata a configurarti l'idea quando era ancora tempo. ora non importa più: i contorni si dissolvono. non conta altro. provi un piacere, per adesso appena percettibile, ma che pregusti crescente, a immaginarti davanti alla bocca del mostro. a pensare a quando il pranzo sarà servito.
non potrà che andare meglio.
