usando la memoria fino a dove serve, dimenticando se non serve
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il libro che non ho letto,
la canzone che ho ascoltato troppo,
l'ovatta in cui sogno di trovare riposo,
gli odori che reinnescano sensazioni inesplose.
o soltanto l'alba di una buona giornata.
A.d.I
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_Icio
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le lacrime scendono composte lungo piani inclinati, per convergere alfine nel recipiente sottostante. il sole che a sprazzi vince le nuvole, mentre rifletto nel catino i miei sporadici sorrisi, aiuta il contenuto ad evaporare a dosi minimali. / da tempo i sorrisi non trovano la via d'uscita: il liquido nel catino comincia a traboccare, ridondante. solo lacrime, insomma.
ritorno qui, come un'abitudine inquieta cui non trovo la forza di rinunciare. eppure il passato che mi accoglie ad ogni apertura di pagina è una ferita che non smette di sanguinare, copiosa. ed il futuro è una porta blindata per la quale non esiste chiave d'accesso. / mi fa male ammettere che anche questo mezzo, insieme ad innumerevoli altri, alla fine si è risolto nell'ennesimo inutile tentativo di richiamare la sua attenzione, di far nascere nel suo cuore sentimenti impossibili al mio indirizzo; nell'ennesimo altarino per l'oggetto del mio amore sconquassato.
non so quanto senso avrebbe ora tornare ad affondare il coltello qui, presenza a frequenza variabile ma costante. / non so per quanto ancora avrà senso non tornare.
chiudere, scappare.
meditare di tornare un giorno. altrove.
un anno, sette mesi, diciannove giorni e qualche ora.
e tutto il bene che vi ho voluto.
